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La cura dell’acqua

La cura dell’acqua

A cena King non si fa vedere, e inizia l’agitazione. Mamma butta a terra cibo e piatti, mentre Grace, Lia e Sky perlustrano le tante stanze della casa. Non è in giardino, non è in cucina, non è sul terrazzo né in piscina. Non è da nessuna parte. Sulla spiaggia è sparita una delle barche. Che sia andato a cercare provviste? Però non ha indossato l’abito protettivo e non è stata celebrata la cerimonia del congedo. Forse è morto, ma non stava male e né Mamma né Grace avevano notato segni di cedimento nel suo corpo. Che sia stato spinto ad allontanarsi dall’energia incontenibile delle ragazze? Per Grace, Lia e Sky il lutto è una novità che getta Mamma nel panico. Deve proteggere le ragazze dai turbamenti e niente è più efficace che trascorrere il primo periodo del lutto a ingerire pastiglie contro l’insonnia e dormire. Dopo il letargo, per non rischiare di soffrire ancora in futuro, bisogna imparare a non amare nessuno se non le proprie sorelle e la propria madre. Le uniche persone – donne – rimaste nella casa. Del resto uno dei pericoli maggiori del mondo oltre il confine sono i sentimenti, così devastanti proprio per le donne. Per fortuna la casa, la spiaggia e il bosco fino al confine sono isole felici e sicure, dove le donne possono crescere e vivere sane e incorrotte, al riparo dalle tossine del mondo esterno…

Un romanzo distopico quello di Sophie Mackintosh, qui alla sua prima prova letteraria, pubblicata in lingua originale nel 2018 e ora in Italia da Einaudi. Un romanzo che non permette un orientamento chiaro e la cui direzione, già oscura all’incipit, si contorce sempre di più a mano a mano che si va avanti, per arrivare però alla composizione di tutti i pezzi e alla definizione di quegli eventi di cui il lettore ha un sentore inconscio (e inquietante) sin dall’inizio. Un romanzo che attrae e allo stesso tempo respinge per la sua violenza psicologica, emotiva e fisica. Un romanzo in cui continua è la contrapposizione tra l’uno individuale e il molteplice collettivo di una comunità che deve difendersi dall’esterno senza contaminarsi e snaturarsi. Lo spettro della fine infatti è sempre in agguato e si fa vicinissimo nel momento in cui all’oasi femminile approdano tre uomini. Gli uomini, maschi, sono il pericolo più grande da cui è necessario proteggere le ragazze e, per permettere alle figlie di affrontarlo, Mamma e King hanno costruito un sistema educativo intransigente: sottoporre le ragazze a continue pratiche purificatrici violente per renderle immuni dal provare sentimenti. La brutalità di queste pratiche quotidiane (ad esempio bruciarsi le mani con una candela; costringersi sott’acqua quasi fino alla perdita di conoscenza; uccidere esseri viventi) è finalizzata proprio ad allenare l’imperturbabilità di Grace, Lia e Sky di fronte agli istinti e ai sentimenti, in particolare quelli verso il genere maschile, così distruttivi. Ma a che prezzo individuale? E a quale scopo?