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La custode dei segreti di Jaipur

La custode dei segreti di Jaipur

Maggio 1969, Jaipur. È la serata inaugurale del moderno e sfarzoso cinema Royal Jewel e il grande momento di Ravi Singh, il principale architetto della prestigiosa opera commissionata dalla Maharani Latika di Jaipur. Malik è stato invitato alla serata di apertura da Manu e Kanta Agarwal, che conosce fin da quando era piccolo: non sono uniti da legami di parentela, ma dal fatto che la sua tutrice Lakshmi — “Zia Boss” — è un’intima amica di famiglia e che anche Malik sa tutto della loro adozione segreta del figlio Niki, il bambino nato dalla relazione di Ravi Singh con Radha, la sorella di Lakshmi. Nella sala del Royal Jewel la Maharani Latika, vedova del Maharaja di Jaipur, al centro del palcoscenico fra gli applausi, dà il benvenuto a tutti gli astanti. Manu è alle sue dipendenze come sovrintendente e coordinatore dei progetti edilizi e Zia Boss ha mandato Malik a imparare il mestiere. Le pellicole indiane sono lunghe — tre o quattro ore — e sono interrotte da un intervallo durante il quale la maggior parte del pubblico raggiunge la strada per procurarsi qualcosa da mangiare e da bere. A maggio, l’aria di Jaipur è già soffocante, eppure è più fresca e pulita rispetto a quella viziata dagli odori di un migliaio di corpi accalcati nella sala. Malik osserva e ascolta, come gli ha insegnato Zia Boss: nota, ad esempio, che Sheela, la moglie di Ravi, ha visto il marito allontanarsi con discrezione insieme alla giovane attrice protagonista del film. La campanella annuncia la fine dell’intervallo. Gli spettatori rientrano nell’atrio e varcano le porte della platea. Prima di raggiungere l’ingresso della sala sentono lo scricchiolio di qualcosa che cede, poi un gemito lamentoso e infine il boato improvviso di una tonnellata di cemento, mattoni, tondini di ferro e cartongesso che crollano di schianto: al fragore assordante dell’edificio collassato su se stesso si uniscono le grida di dolore e di angoscia delle persone rimaste sotto le macerie...

La custode dei segreti di Jaipur è il seguito del romanzo d’esordio di Alka Joshi, L’arte dell’henné a Jaipur e parte centrale di una trilogia. Dodici anni dopo la conclusione del primo libro, ovvero nel 1969, le vite dei tre personaggi principali — Lakshmi, sua sorella minore Radha e Malik, l’orfano di cui Lakshmi si è presa cura — hanno subito grandi cambiamenti. Lakshmi — una delle artiste dell’henné più richieste a Jaipur — è ora sposata con il dottor Jay Kumar, medico nella remota Shimla, ai piedi dell’Himalaya, e affianca il marito nella cura dei pazienti del posto con rimedi naturali. Radha vive a Parigi con il marito francese e le due figlie, mentre Malik si è diplomato presso il prestigioso Bishop Cotton ed è tornato a Jaipur come apprendista contabile presso il Palazzo Reale. Ritroviamo anche la maggior parte dei personaggi secondari: la famiglia Singh, le Maharani Indira e Latika, Manu e Kanta Agarwal, ma mentre il primo romanzo è narrato in prima persona da Lakshmi, il secondo vede alternarsi tre voci, tre punti di vista diversi: oltre a “Zia Boss” e Malik, c’è Nimmi, la giovane vedova di una tribù himalayana di cui Malik si è innamorato. La trama principale — quella che vede il giovane indagare sui veri responsabili del crollo della sala cinematografica Royal Jewel e combattere contro il potere e l’influenza di alcuni soggetti — si sposta in continuazione da Shimla a Jaipur e non è slegata da una sottotrama in cui, per proteggere le persone che amano, Nimmi, Lakshmi e il marito sono coinvolti, loro malgrado, in attività piuttosto pericolose. Il riferimento è al Gold Control Act del 1968, con cui il governo indiano ha drasticamente ridotto la possibilità di commerciare oro all’interno del paese. Un divieto che ha avuto come conseguenza anche il diffondersi del contrabbando e di un vasto mercato nero, favorito dalla complicità dei pastori delle tribù himalayane. Questo originale romanzo ci mostra alcuni dei tanti volti dell’India dell’epoca: le rigide norme sociali, la cultura, le curiosità sul cibo e le tradizioni, le architetture e i rimedi erboristici naturali, ma anche la corruzione, i pregiudizi, i privilegi e i perfidi “mangiatori di maldicenze". E mentre all’inizio del libro vengono presentati i personaggi — un espediente utile sia a chi ha letto il primo romanzo, sia a chi non lo ha letto — nelle ultime pagine una appendice molto articolata presenta l’oro in India e le sue diverse lavorazioni; alcune ricette; un glossario con i vari termini indiani presenti nel testo.