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La danza dei veleni

La danza dei veleni

È un giovedì caldo d’autunno. Mentre Sergio e Ninì - che sono rispettivamente figlia in affido e autista del sovrintendente Blanca Occhiuzzi e sono andati a cercare un documento al catasto - soffrono ingorgati nel traffico della tangenziale, Giordana Speranza si è preparata un panino e lo ha incartato, ha preso una bottiglia di caffè gelato a granita dal congelatore ed è uscita di casa. Riesce a trovare parcheggio vicino al negozio e, prima di scendere dall’auto, il solito conato di vomito che anticipa il fetore la assale. Si fa coraggio e si avvicina alla pesante serranda del negozio, confortata dall’idea che manca davvero poco. Tra un paio di giorni anche lei potrà salire su un aereo- andrà in Costarica e poi, da lì, deciderà cosa fare - con il suo bel passaporto, che fino a poche settimane prima neppure aveva. La serranda è aperta. Strano. La sera precedente deve aver scordato di chiuderla e non c’è da stupirsi, visto che la sua mente è concentrata sull’imminente partenza e sul cambio totale di esistenza. In queste ultime ore non fa che pensare che tra poco sarà di nuovo felice e non sarà costretta a pensare che l’unica cosa bella della sua vita sia il suo nome. Appena varcata la soglia, sussulta. Si è dimenticata del pappagallo cinerino - consegnato da poco da un signore distinto dai capelli bianchi - capace di parlare. Giordana odia il negozio, ma agli animali fornisce tutto ciò di cui hanno bisogno. Mentre distribuisce acqua fresca e mangimi, nota una scatola con un legaccio verde e giallo e una stampa della bandiera brasiliana. Certa che si tratti di un regalo lasciatole dalla parrucchiera per il suo compleanno, cerca di aprire il coperchio, ma non ci riesce. Forza i bordi, ma nulla. Allora prende le forbici e, a fatica. Incide un’apertura. Scuote la scatola e avvicina l’occhio. Qualcosa, all’interno, ondeggia e sferra un morso. Il dolore esplode in fitte accecanti, che diventano presto paralisi degli arti e della lingua. Ora Giordana è a terra ad aspettare la morte...

Istinto puro e spirito investigativo, determinazione, forza di volontà e una sensibilità non comune sono gli ingredienti che fanno di Blanca Occhiuzzi, sovrintendente in forze nel commissariato di Napoli, un personaggio singolare ed estremamente interessante. Tanto intelligente da considerare la propria disabilità - Blanca è ipovedente da quando era una ragazzina - non come un limite, ma un ponte che le ha consentito l’accesso verso un mondo in cui le abilità sensoriali e logiche sono estremamente sviluppate, il personaggio nato dalla penna e dalla fantasia di Patrizia Rinaldi - autrice partenopea laureata in Filosofia e specializzata in scrittura teatrale - si trova, in questa nuova vicenda, ad affrontare una doppia indagine. Un traffico di animali provenienti dall’estero, la morte misteriosa di una donna, uccisa pare dalla puntura di un ragno velenoso e raro, unita alla scomparsa di due veterinari mettono in crisi l’intero commissariato, che si muove in una realtà in cui le verità possibili sono molteplici. Un puzzle intricatissimo nel quale non è semplice trovare l’esatta collocazione di ciascuna tessera, anche perché le vicende private di Blanca e delle solite figure che l’accompagnano - prime tra tutti il commissario Martusciello e l’ispettore Liguori - finiscono per creare alti muri difficili da superare, che rallentano il lavoro di squadra e la conseguente scoperta della verità dei fatti. Saranno come al solito le singolari abilità di Blanca - che sa perfettamente muoversi nel buio della vita e dell’animo umano e coglierne gli odori, le sensazioni e le emozioni - a dipanare una ingarbugliata matassa e a trovare la quadra di situazioni apparentemente slegate una rispetto all’altra. E sullo sfondo, come sempre, Napoli, luminosa e un po’ triste in un autunno che profuma d’estate e si fa palcoscenico perfetto per la rappresentazione di vittime - che a volte sono anche carnefici - di violenze, oppressioni e brutture psicologiche e fisiche. Con un linguaggio intenso e spesso melodioso come un canto, che si fa valore aggiunto di una trama congegnata alla perfezione con tutti gli stilemi tipici del romanzo noir, la Rinaldi incanta il lettore e gli permette di affiancare un personaggio affascinante e profondo, uno di quelli di cui si vorrebbe leggere ancora e ancora.