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La danza della realtà

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È una bella mattina a Tocopilla, una cittadina dell’arido nord del Cile, bagnata dall’oceano Pacifico. Il piccolo Alejandro si sveglia con l’incalzante desiderio di un paio di scarpe rosse. Esce dunque dalla sua stanza e corre determinato dai genitori per essere accontentato, altrimenti non uscirà più di casa. Jaime e Sara sono abituati alle stranezze del figlio, tuttavia la mamma, dopo qualche giorno si fa accompagnare a Iquique, un grande porto cileno distante cento chilometri da casa, per trovare le scarpe tanto desiderate. Dopo un viaggio impegnativo fa rientro a casa tenendo in mano un bellissimo paio di stivali rossi. Alejandro prova una gioia incontenibile, li indossa immediatamente ed esce. In un angolo della piazza siede timido con i suoi umili attrezzi da lavoro Carlito, il compagno di banco di Alejandro. Carlito proviene da una famiglia molto povera; i genitori gli hanno procurato l’occorrente per fare il lustrascarpe, ma i guadagni sono misera cosa. Alejandro prova pena per lui e ogni giorno gli lascia qualche monetina. Il bambino, alla vista degli stivali rossi, rimane estasiato. Con gli occhi spalancati dall’entusiasmo se ne prende cura e li lucida a specchio. L’amico percepisce la tristezza negli occhi di Carlito e, preso dalla generosità, si toglie gli stivali, glieli regala e rientra a casa scalzo. Il padre Jaime - vedendo il figlio senza scarpe - diventa una furia e pretende che vada a riprendersele. Alejandro ubbidisce malvolentieri e torna sui suoi passi anche per non deludere suo padre, per il quale prova una cieca ammirazione. Ritorna in piazza, dunque, ma sul posto trova solo gli attrezzi da lavoro di Carlito. Di lui nessuna traccia. Decide così di aspettarlo, seduto al freddo su una panchina, ignaro del fatto che il compagno di banco non farà mai ritorno. Carlito, pieno di gioia per il regalo inaspettato, lasciati per strada i suoi attrezzi infatti è corso libero verso la spiaggia. Pieno di emozione, è salito sulle rocce a contemplare il mare, ma la suola di plastica degli stivali rossi l’ha fatto scivolare e lui cadendo ha violentemente battuto la testa. Carlito è morto qualche ora dopo…

Una sera gli amici presentano ad Alejandro Jodorowsky, che sta sorseggiando un caffè nel locale “Iris”, una giovane poetessa di nome Consuelo. La ragazza non è carina, anzi è insignificante e anche un po’ bizzarra; si è apertamente dichiarata lesbica e vergine. Alejandro, preso dal forte desiderio di imitare la “santità civile” (cioè di agire solo a vantaggio dell’universo senza alcun interesse personale), avendo scoperto che l’imene della ragazza è ancora intatto, vuole salvaguardarne la “magia poetica”. E visto che una poetessa non può invecchiare vergine, propone a Consuelo un gioco inconsueto: lei sarà una paziente distesa su un lettino da ospedale, mentre lui, vestito da medico, la penetrerà togliendole la verginità. Ne La danza della realtà sono frequenti i richiami sessuali in nome dell’arte e della poesia; questo aneddoto è significativo circa lo stile e le idee del cileno Alejandro Jodorowsky, figlio di emigrati ebrei di origine russa. Jodorowsky è un poeta, scrittore, fumettista (ha collaborato anche con Milo Manara e Moebius), attore, sceneggiatore, drammaturgo, marionettista, artista circense, fondatore del “Teatro Panico” (creato nel 1962 con Arrabal e Topor), inventore della psicomagia e tanto altro. Jodorowsky esprime la sua arte in vari modi, apparentemente non connessi fra loro, ma che hanno un denominatore comune: il surrealismo e l’intento di uscire dai rigidi schemi della ragione. Seguendo lo stesso stile di Quando Teresa si arrabbiò con Dio e il sequel Figlio del giovedì nero, La danza della realtà è uno dei romanzi di ispirazione autobiografica in cui si narra la storia personale dell’artista a cominciare dall’infanzia (caratterizzata dalla presenza di un padre dispotico) fino all’arrivo in Francia e all’applicazione della psicomagia come metodo di cura della psiche umana. Esso coinvolge nomi importanti dell’arte latinoamericana ed europea ed eventi significativi della storia. In questo libro come nella sua trasposizione cinematografica, in un carosello di scene inverosimilmente reali e tragicomiche, si susseguono, una dopo l’altra (anche in ordine cronologico casuale) immagini dal forte impatto visivo ed emotivo, che scorrono veloci e un po’ sconnesse. Il lettore viene così catapultato in una folle danza di eventi dai toni grotteschi, spesso angoscianti e macabri, che si alternano a lunghe riflessioni basate sulla teoria dei sogni e dei tarocchi, sull’esoterismo e sulla psicomagia. Nonostante le parti introspettive siano accompagnate da interessanti aforismi e metafore particolari, esse sono spesso incomprensibili, ripetitive e appesantiscono a tratti la lettura. La danza della realtà, dunque, è un’altalena tra realtà e pensiero, accompagnata da una scrittura fluida, dove la fantasia artistica di Jodorowsky è potente e disinibita. Il poeta cileno in qualsiasi sua forma espressiva lascia consapevolmente nel pubblico una sensazione di sconvolgimento. In occasione dell’uscita del suo film La montagna sacra, in un’intervista rilasciata al cantautore siciliano Franco Battiato da poco scomparso, afferma che la sua intenzione è quella di cambiare lo spettatore attraverso un forte impatto che possa allargare il suo livello di coscienza. Quindi Jodorowsky apre delle falle nell’umana cognizione della realtà circostante e aggiunge qualcosa di insolito: si scontra con l’osservazione realistica dei fatti, distrugge la scala dei valori, cerca altri significati e più autentici legami con la profondità dell’io.