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La dea cieca

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Oslo. È venerdì sera e Karen Borg, avvocato civilista, sta passeggiando con il suo cane. Quel venerdì sera Karen trova un cadavere. Trasfigurato, a dir poco irriconoscibile. Si tratta di un piccolo spacciatore. Il principale sospettato viene trovato velocemente: un olandese in stato confusionale, coperto di sangue. Quando trova il cadavere Karen non ha previsto che, qualche giorno dopo, proprio l’uomo sospettato di quell’omicidio le chiedesse di diventare il suo avvocato. Era stata una fatica far parlare quel tossico olandese. E quando l’aveva fatto aveva proprio indicato Karen e il suo supporto come condizione imprescindibile per dichiararsi colpevole. Mentre Karen cerca di far parlare il suo assistito, il detective Hanne Wilhelmsen è convinta che il secondo omicidio, quello di un avvocato difensore, avvenuto cinque giorni dopo il primo, sia correlato alla morte della vittima trasfigurata. Sembra che l’avvocato ucciso fosse invischiato nel narcotraffico. Tutto torna. L’olandese ha parlato: è un corriere della droga al quale era stato chiesto di uccidere un uomo. E lui l’ha fatto. Ma adesso ha paura. Sembra che non si possa fidare più di nessuno…

La dea cieca di Anne Holt è un diario, una nuova puntata della saga che vede protagonista la detective Hanne. Ogni capitolo del giallo, dall’ambientazione insolita per altri esempi del genere, è una pagina di diario, con tanto di giorno della settimana, data, mese. È così che vengono scandite le indagini che partono dal primo omicidio, per poi sgretolarsi e ricomporsi mano mano che si aggiungono i pezzi del puzzle (e gli omicidi). La narrazione procede alternandosi tra i personaggi principali, Karen, Hanne, Hakon, in modo se non statico, molto lento. Strano per la più nota scrittrice di gialli norvegese. Il personaggio di Hanne, assoluta protagonista nello sbrogliare la matassa del giallo, con il supporto del collega Hakon, a tratti marginale, è ben strutturato, ma non come ci aspetteremmo da libri del genere. La storia è molto intricata e mette sul piatto diverse tematiche, come la corruzione, il traffico di droga e la complessità delle indagini, ma manca il dinamismo e l’azione a cui ci hanno abituato le pellicole – salvo alcuni episodi sparsi. Un romanzo lungo, per una bella storia, tipica della Holt, che ha tirato fuori romanzi cinematografici, calcando i cancelli delle serie tv e del cinema. Ma non tutti i romanzi escono con il buco.