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La decisione

La decisione

Parigi, 2016. Lei si chiama Alma Revel, ha quarantanove anni, un’istanza di divorzio in corso, tre figli e una professione complessa. È giudice istruttore antiterrorismo. Da tre mesi ha preso una decisione che sul momento ha ritenuto giusta, ma che si è poi rivelata drammatica per lei, la sua famiglia e il suo paese. Fa parte del pool dei giudici istruttori antiterrorismo dal 2009 e nel 2012 ne è diventata la coordinatrice. La gente, in genere, fa un po’ di confusione quando si tratta di capire cosa faccia esattamente chi esercita una professione come la sua. I giudici istruttori dirigono le inchieste, interrogano imputati e complici, ricevono le famiglie delle vittime. Ma non lavorano sulla colpevolezza, non mettono sotto accusa; al contrario, si occupano delle prove a carico e devono basare il loro operato esclusivamente su elementi oggettivi. Il pool dell’antiterrorismo è noto per essere uno degli incarichi più rischiosi; la tensione è costante e non ha mai un momento di flessione, perché un qualsiasi errore di procedura potrebbe essere fatale: se un giudice comune rilascia un trafficante, il rischio è che costui ricominci a trafficare. Se invece un giudice istruttore antiterrorismo commette un errore, diverse persone possono essere uccise come conseguenza di tale negligenza. La decisione che Alma ha dovuto prendere riguarda Abdeljalil Kacem, un ragazzo sospettato di aver aderito allo stato Islamico in Siria. Abdeljalil è nato in Francia, ma i suoi genitori sono di nazionalità algerina. Si è sposato con Sonia, che è una giovane portoghese convertitasi all’Islam. Dopo il matrimonio la coppia si è trasferita in Siria. Poco dopo, tuttavia, sono rientrati in Francia. Quando sono stati arrestati si sono affrettati a dichiarare di essere fuggiti dalla repressione e dalla brutalità dell’ISIS, di essere pentiti e di voler proseguire la loro vita lontano dallo Stato Islamico e dal terrorismo, anche per salvaguardare la vita del figlio in arrivo...

Il giudice Alma Revel è una figura solida e molto ben tratteggiata da Karine Tuil, autrice parigina che nel 2015, con L’intenzione della vita è stata finalista al premio Goncourt e candidata al Prix des Libraires, ottenendo un successo tale da affermarsi come una delle voci più interessanti nella narrativa contemporanea. Alma è una professionista serie e scrupolosa, consapevole che ogni minimo errore, da parte sua, può compromettere la salvaguardia di centinaia di persone. È infatti un giudice antiterrorismo ed è chiamata a pronunciarsi sulla sorte di un giovane, dalla storia piuttosto complicata, sospettato di essere parte dello Stato islamico in Siria. Alma e il collega devono decidere se il giovane, che si dichiara pentito e desideroso di tenersi lontano dall’ISIS, stia dicendo il vero o stia, al contrario, tentando di manipolare i rappresentanti della giustizia francese. Si tratta di una scelta difficile per Alma, complicata da una situazione sentimentale che rischia di incunearsi tra le pieghe della sua professione e di compromettere la lucidità del suo giudizio. L’occasione contingente consente all’autrice di compiere un viaggio nella mente umana, mostrarne luci ed ombre e spingere il lettore a riflettere sulla complessità della natura umana, sulla difficoltà che ciascuna scelta morale impone e sulle questioni etiche che chi ha a che fare con il terrorismo è chiamato ad affrontare, sia che riguardino le relazioni umane, sia gli ideali di giustizia. Una scrittura diretta, dura, potente e capace di mostrare i dubbi e le perplessità di Alma e di analizzare ogni singolo anfratto dell’animo umano, alla ricerca di ogni sfaccettatura. Un testo difficile da leggere, che richiede un’attenzione particolare e la giusta disposizione d’animo; una lettura che mostra come la violenza e la speranza siano le facce opposte di una stessa medaglia e di come, anche nelle situazioni più delicate, la bellezza della vita spinga per imporsi. L’importante è lasciarle il giusto spazio per farla esplodere. E allora sì che si tratterà di una deflagrazione potente, una di quelle che non fanno paura.