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La democrazia secondo me

La democrazia secondo me

Si parte dal dieci febbraio del 2003. Un mese prima Bush ha accreditato le carte attestanti l’acquisto di uranio impoverito da parte di Saddam Hussein e si prepara dunque a invadere l’Iraq. Enrico Vaime nel suo spazio quotidiano – la rubrica “Trafficando” in onda su La7 da quasi un decennio – affronta l’argomento con la solita pacata leggerezza, parlando dell’invasione negli stessi giorni delle ottocentomila bandiere arcobaleno della pace. Cosa rappresentano, si chiede, solo un sentimento o un’ideologia? E il caso Barillà, a cui il 7 febbraio dello stesso anno lo Stato italiano ha riconosciuto quattro milioni di euro come risarcimento per averlo tenuto sette anni in prigione grazie ad un tragico errore? Com’è possibile – si chiede Vaime – che oltre ai soldi nessuno nelle istituzioni abbia sentito il bisogno di rivolgergli delle scuse? Come si può risarcire solo economicamente un uomo che si è fatto da innocente quasi un decennio di galera, con l’unica colpa di avere la stessa auto rossa di uno spacciatore? A novembre poi, arrivano per l’Italia i diciannove caduti nel tragico attentato di Nassiriya. Vaime sofferma la sua attenzione sull’ultimo corpo giunto in quei giorni in Italia, quello di Pietro Petrucci, da Casavatore, posto con tasso di disoccupazione oltre il 20%. Chi l’ha ammazzato in realtà? Siamo sicuri che sia stata la guerra? Siamo sicuri che basti appiccicargli addosso l’etichetta di eroe per rendergli giustizia? Perché il nostro paese non ha saputo offrirgli nulla? Ma c’è spazio anche – fortunatamente, è il caso di dirlo – per considerazioni più leggere. Come la realizzazione nel 2004 dell’ennesima vincita milionaria al Superenalotto in Puglia, che dà lo spunto all’autore per tratteggiare con sobria ironia il profilo dell’italiano-giocatore, tutto scaramanzia, corna e colorita superstizione... E si prosegue così, tra il serio e il faceto, attraverso gli ultimi anni, fino al 29 settembre del 2008 di mandelliana memoria, che con la morte di Paul Newman e soprattutto con l’inizio della campagna elettorale americana tra i due sfidanti John McCaine e Barack Obama, offre a Vaime l’occasione per dipingere un bello scorcio d’America che verrà, cinque anni dopo quella di Bush e soprattutto di fotografare – grazie agli allora albori di crisi finanziaria in avvicinamento – l’Italia che sempre sarà. “Quando la situazione economica interna di un Paese è disastrosa, il comune mortale diventa nervoso, il finanziere diventa svizzero”...

Enrico Vaime, classe ’36 è autore radiofonico, televisivo e teatrale di lunghissima data e talento, basti citare “Canzonissima”, “Tante scuse” o “Risatissima”, tre autentici capisaldi della storia della televisione italiana. In questa raccolta edita da Aliberti, che ha assemblato un the best of “Trafficando” – rubrica in onda su La7 all’interno del contenitore Omnibus – ritroviamo tutto lo stile pacato, sobrio, da vero gentleman della parola – ma non per questo poco tagliente o arguto – a cui da anni Vaime ci ha abituato. E attraverso i suoi brevissimi interventi sulle migliaia di notizie raccolte sui quotidiani – dalle grandi catastrofi mondiali alle curiosità da ventesima pagina – che ci hanno accompagnato in questo quinquennio, è come fare un viaggio nella memoria, attraverso un’Italia (ma anche un mondo) piena di tic e debolezze, di storie e storiacce da Cronaca Vera, che a leggerla tutta d’un fiato non può che far riflettere, ridere tristemente amaro, e più spesso indignare.