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La dittatura – Racconto di una sindrome

La dittatura – Racconto di una sindrome

La guerra tra Egitto e Israele scoppia il 5 giugno 1967. Di fronte alla casa dello scrittore ‘Ala Al- Aswani abita una famiglia italiana: nonna, figlio, nuora e bambini. Lo scrittore adora la nonna che chiama confidenzialmente “zia Marta” e mentre la signora annaffia i fiori sul terrazzo si sofferma a chiacchierare con lei in francese. La mattina in cui scoppia la guerra, zia Marta sorride e saluta affettuosamente il giovane, poi gli dice che ama l’Egitto e si augura che Israele sia sconfitto. Al- Aswani le traduce in francese tutti i bollettini militari trasmessi in arabo dalla radio e a un certo punto chiarisce alla sua interlocutrice che gli egiziani hanno abbattuto 23 aerei israeliani. Poco dopo le dice che il numero di velivoli colpiti è salito a 46, quindi successivamente a 87. Quando poi la informa che, almeno stando all’ultimo comunicato, di aerei ne sono stati abbattuti 200, zia Marta scuote la testa e dice al suo dirimpettaio: “Stammi bene a sentire, ragazzo mio. Il governo vi sta mentendo. Ho vissuto la Seconda guerra mondiale e so che è impossibile abbattere tanti aerei in un solo giorno”. La propaganda che opera in Egitto sin dall’epoca del dittatore Gamal Abdel Nasser agisce da oltre cinquant’anni e tiene calati sugli occhi degli egiziani una bella benda che annulla ogni facoltà di giudizio. Da quello shock tremendo, da quell’autentico terremoto la nazione non si è mai più ripresa a parere dello scrittore e l’aspetto singolare della vicenda è che nonostante la sconfitta nel conflitto con gli israeliani Nasser non è stato privato del potere. ‘Ala Al-Aswani ricorre agli scritti di Etienne de La Boétie, un filosofo francese del Cinquecento, e riporta larghi brani di un saggio dal titolo Il discorso sulla servitù volontaria. La Boétie afferma che gli animali nascono liberi e la loro indole li obbliga a difendere con tutte le forze la propria libertà. Quasi tutti preferiscono la morte alla schiavitù. Gli uomini no, spesso si abituano a vivere chini sotto il tallone di un tiranno. L’elefante, tanto per fare un esempio, non smette mai di lottare contro il cacciatore, e quando intuisce di essere sull’orlo della sconfitta ricorre a un estremo stratagemma: va a sbattere il muso contro gli alberi per spezzarsi le zanne e scoraggiare il predatore…

‘Ala Al-Aswani, uno dei più famosi scrittori egiziani contemporanei, attualmente in esilio in America per le ripetute violazioni inflittegli dal regime del generale egiziano Abdel Fattah al-Sisi, cerca di comprendere le ragioni che scatenano le dittature e che consentono la “tenuta” di simili regimi soprattutto nel Nordafrica. Nell’introduzione al libro l’autore dichiara di aver scritto una buona metà del libro in Egitto e di aver nascosto la chiavetta usb che lo conteneva in un beauty case tra il dentifricio e la schiuma da barba al momento di partire dal Paese, per evitare che finisse in mano alla polizia politica, che controlla non solo lo scrittore ma anche i suoi familiari. Lo scrittore è anche medico, esercita il mestiere di dentista e dunque utilizza la tecnica dell’analisi operando esattamente come un sanitario che davanti al male che invade la società deve procedere per ipotesi al fine di diagnosticare la patologia. Il libro difatti nel sottotitolo allude ad una “sindrome” da dittatura che può colpire con caratteristiche diverse tanti popoli. Se l’autoritarismo è una malattia gli strumenti per estirparlo sono di carattere psicologico e vanno individuati verificando gli orientamenti dei cittadini comuni, quelli che l’autore ironicamente chiama “i veri cani da guardia delle dittature”, disposti ad obbedire per lassismo e servilismo. Del pari anche la frequente radicalizzazione verso valori islamici integralisti di tanti giovani egiziani e la fuga verso i paesi europei - ad avviso dello scrittore - derivano dal senso di impotenza e dalle umiliazioni che larghe fasce della popolazione egiziana subisce per effetto del regime autoritario.