Bombay, agosto 1945. Con la morte di Hitler la guerra in Europa è finalmente terminata. In Asia, e soprattutto per le guarnigioni inglesi di stanza in India, però, resta ancora da risolvere il problema del Giappone e dei militari indiani che si sono uniti al suo esercito fondando il Indian National Army con l’intento di dare un governo autonomo al loro Paese. Il sergente Guy Perron – arruolato nell’esercito inglese nel 1941 – è arrivato in India nel 1943 e, grazie a numerose assegnazioni, ha avuto già modo di visitare Cawnpore, Lucknow, Fort St. George, Calcutta, Seringapatam, Hyderabad, Jaipur e Agra. Prima di entrare, non certo con gioia, nell’esercito ha studiato nelle prestigiose Chillingborough e Cambridge, dove si è laureato in Storia. Nonostante il suo titolo accademico, però, ha sempre rifiutato qualsiasi nomina a ufficiale. Attualmente si trova di stanza a Bombay, dove è stato coinvolto nella cosiddetta “Operazione Zipper”, atta a invadere e liberare la Malesia. Ed è proprio nel pomeriggio di domenica 5 agosto che viene invitato a partecipare a uno strano incontro con un certo maggiore Beamish e un tale capitano Purvis. Questi, indisposto fin dal suo arrivo in India poco più di tre mesi prima, incarica Perron di prendere parte a una serata a casa della maharani Aimee. Il giovane deve presentarsi in incognito, indossando la divisa dell’Army Education Corps, il Corpo Insegnanti. E, soprattutto, deve tenere ben aperti occhi e orecchie sulle voci che girano in città circa la sicurezza dell’Operazione Zipper. Il sergente Perron arriva a casa della maharani alle ore 19:30 in punto, così come riportato sull’invito. Non appena iniziano a presentarsi i primi invitati comprende di essere decisamente un pesce fuor d’acqua: innanzitutto, è l’ufficiale con il grado più basso presente alla festa e, in più, incontra una persona che ha già avuto modo di conoscere qualche mese prima. Un uomo che lo ha colpito subito non tanto a causa del suo aspetto fisico – ha il suo braccio sinistro artificiale e la parte sinistra del volto ricoperta da segni di gravi ustioni –, quanto per la freddezza e l’impersonalità con cui ha condotto l’interrogatorio di un militante dell’INA a cui Perron ha dovuto assistere. Il nome dell’uomo, rimasto chiaramente impresso nella mente del giovane sergente, è Ronald Merrick. E in questo momento si trova nel salotto della maharani, proprio di fronte a lui…

La divisione delle spoglie è il quarto e ultimo capitolo del The Raj Quartet, serie pubblicata in Inghilterra tra il 1966 e il 1977 che il romanziere britannico Paul Scott ha dedicato alla caduta dell’impero coloniale britannico in India. Giunti – non senza fatica e dopo più di millecinquecento pagine – al volume conclusivo, ci si ritrova finalmente tra le mani un vero e proprio gioiello. Se, infatti, i primi due capitoli (Il gioiello della corona e Il giorno dello scorpione) sono senza dubbio piuttosto ostici sia a livello narrativo che contenutistico, mentre il terzo (Le torri del silenzio) inizia a farsi apprezzare grazie ai segni di un netto miglioramento, La divisione delle spoglie rappresenta il culmine narrativo e stilistico dell’intera, monumentale opera, non a caso definito il Guerra e pace anglo-indiano. Il titolo riassume alla perfezione il contenuto dell’opera, ovvero la fine del dominio britannico nel subcontinente indiano e i sempre maggiori attriti tra musulmani e indù, che raggiungeranno il culmine con la creazione del Pakistan come nuovo stato indipendente. Sono proprio questi, infatti, gli eventi che rappresentano la vera e propria spartizione delle vestigia di quello che era stato il più grande e duraturo impero coloniale della Storia. In questo volume la narrazione procede in maniera piuttosto lineare, nonostante alcuni flashback comunque ben inseriti nel contesto generale. All’interno di questo volume si ritrovano personaggi già noti, come Hari Kumar e la sua nemesi Ronald Merrick, ma anche Sarah Layton, qui protagonista di una concreta evoluzione personale. New entry è, invece, il sergente Guy Perron. Nonostante proprio lui racconti un episodio già più che noto ai lettori della saga, Scott è riuscito a dotarlo della capacità di aggiungere un tocco di cinismo e di leggero umorismo alla narrazione, tanto da rendere questa ennesima ripetizione niente affatto tediosa. Appare chiaro, quindi, che anche lo stile di Scott abbia subìto un’evoluzione pari a quella dei suoi personaggi e degli eventi narrati che lo hanno portato, con La divisione delle spoglie, al culmine in questo che, senza alcun dubbio, è il migliore dei quattro capitoli che compongono la serie.