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La donna che collezionava segreti

La donna che collezionava segreti
Per celebrare il semestre di presidenza italiana al Consiglio dell'Unione Europea il governo italiano si è impegnato a preparare una mostra su ogni aspetto dell'arte europea. La mostra dovrà essere un evento straordinario, il fiore all'occhiello della presidenza italiana, ma accade qualcosa che rischia di screditare l’organizzazione e rovinare tutto. Un uomo incappucciato, in pieno pomeriggio, piomba con un furgone nell'area magazzino del museo e minaccia con un'arma gli operai costringendoli a caricare un dipinto, con tanto di cornice, sul retro di un automezzo, che poi riparte a tutta velocità. L’opera rubata è il Paesaggio con Cefalo e Procri di Claude Lorrain, un dipinto che ha la fama di essere uno dei quadri più rubati e ambiti al mondo. Dipinto intorno al 1630 per un cardinale italiano, era finito in un primo tempo nelle mani del duca di Modena che, dopo una battaglia, l'aveva trovato in un carro, e poi, qualche anno dopo, in quelle di un generale francese. Nel corso della rivoluzione francese era stato rubato e rivenduto, per poi essere sottratto da Napoleone nel corso di una scorribanda in Olanda. Nel XX secolo, poi, era stato rubato da alcuni ladri negli anni Trenta, dai tedeschi negli anni Quaranta e nuovamente da ladri negli anni Cinquanta e Sessanta, finché l’ultimo proprietario lo aveva venduto al Louvre, con la speranza che il museo riuscisse a proteggerlo. E cosi era stato, almeno fino a quando l’opera non era tornata in Italia. Ora è il primo ministro italiano a chiedere a Flavia Di Stefano (capo del Nucleo investigativo per la tutela del patrimonio artistico e moglie dello storico dell’arte Jonathan Argyll) di ritrovare l’opera perché il governo non può pagare il riscatto in quanto il denaro dei contribuenti non può essere sacrificato e nessun funzionario pubblico deve essere (in teoria) coinvolto in nessun pagamento…
Intelligente, divertente, ben scritto. A prima vista, La donna che collezionava segreti sembra essere un mistery esoterico sui furti d'arte. Poi veniamo a sapere che ha a che fare con la politica italiana e col suo modo di pensare che si disperde in ragionamenti superflui e vani. E poi con molto altro ancora, perché quello che accade è più politico che criminale. Per questo è un libro affascinante. Per la maniera in cui Iain Pears coglie l'ambiguità morale al centro della vita italiana e ritrae il governo, la corruzione nella politica, le lungaggini burocratiche. Ma anche la ricerca ossessiva di un capro espiatorio e l’equivoco mondo dell’arte.