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La donna che salvò la bellezza

La donna che salvò la bellezza

È il custode della Pinacoteca a dare la notizia a Fernanda. Il direttore Ettore Modigliani deve andarsene: sono arrivati quel mattino stesso a dargli la notizia e in questo momento lui sta svuotando il suo ufficio. Fernanda non perde un istante e raggiunge l’uomo che le ha insegnato ogni segreto di una professione che lei ama immensamente. Quel che vede raggiungendolo la lascia impietrita: sulla scrivania ci sono molti scatoloni aperti e il suo mentore è intento a riempirli dei ricordi di vent’anni di scrupoloso lavoro a servizio delle opere d’arte della Pinacoteca di Brera e della bellezza. A Fernanda la bellezza l’ha mostrata per la prima volta suo padre, il signor Wittgens, che ogni domenica trascinava l’intera famiglia a far visita a un museo. Il ricordo più datato risale al 1909: Fernanda, la minore di sette fratelli, aveva all’epoca sei anni e, in prima fila, osservava ammirata il Cristo morto di Andrea Mantegna alla Pinacoteca di Brera, appunto. Da allora quello è sempre stato il suo mondo e poter lavorare con una persona attenta e illuminata come Modigliani un onore. E ora? Ora lui, antifascista ed ebreo, viene trattato come uno spietato assassino. Lo invieranno a L’Aquila e chissà cosa ne sarà di lui. Fernanda protesta, fatica a rassegnarsi, chiede se possa fare qualcosa per aiutarlo. La risposta di Modigliani è ferma: suo è il compito di continuare a salvare la bellezza, perché il nostro Paese ne ha un profondo bisogno. Sarà difficile, dovrà guardarsi le spalle e fidarsi di pochi, ma potrà farcela, perché “Noi siamo quelli che superano le tempeste, cara Fernanda. Non lo dimentichi”, le ricorda prima di andare incontro al suo destino. Anche a casa di Rachele le cose stanno per cambiare per sempre. Mentre i raggi del sole disegnano i contorni della finestra sul tavolo della cucina, il papà della ragazzina allunga il “Corriere della Sera” appena acquistato alla moglie e si siede, incapace di pronunciare anche solo una parola. Solo dopo un po’ di tempo i due riescono a spiegare alla figlia, che continua a chiedere con impazienza cosa sia accaduto, che non potrà più andare a scuola, perché è appena stato proclamato il Decreto Regio Legge n. 1390 che dichiara che nessuno studente e nessun professore di razza ebraica potrà più mettere piede in alcuna scuola. Razza, sta scritto nel documento, e non religione. La distinzione è spietata: la prima si trasmette, mentre la seconda si decide...

Sara Rattaro – autrice che non ha bisogno di alcuna presentazione e che sa destreggiarsi molto bene tra romanzi destinati agli adulti e letteratura per ragazzi – ha la capacità, partendo da una vicenda, di maneggiarla e lavorarla con perizia per trasformarla nella miglior storia possibile, fruibile appieno da parte della categoria di lettori cui essa è destinata. Questa volta la sua attenzione si è focalizzata su Fernanda Wittgens, critica e storica dell’arte, nonché prima donna a ricoprire l’incarico di direttrice della Pinacoteca di Brera. La Wittgens è inoltre ricordata per la sua opera di messa in salvo, dai bombardamenti e dalla furia nazista, di tutte le opere di Brera e del Museo Poldi Pezzoli. Infine, sfruttando alcune importanti amicizie oltre che il suo personale prestigio, si adopera, durante il secondo conflitto mondiale, per aiutare familiari e amici ebrei, oltre che perseguitati di ogni tipo, a espatriare. Si tratta perciò di una figura molto interessante, che l’autrice pone al centro di una vicenda storica di cui è bene parlare e riparlare e che diventa anche il pretesto per mostrare al pubblico dei più giovani, cui il romanzo è rivolto, il valore del coraggio, che non viene schiacciato nonostante le difficili circostanze che i protagonisti della storia stanno affrontando. Sì, perché parallelamente all’impegno della Wittgens, si muove la vicenda di Rachele e Vittorio. Lei è ebrea e le leggi razziali promulgate nel 1939 rivoluzionano completamente un’esistenza in cui scuola, amicizie e gioia vengono soppiantati dalla paura e dall’angoscia. Lui ha quindici anni e coraggio da vendere. Figlio di un fascista duro e severissimo, lavora proprio per volere del padre al fianco della direttrice della Pinacoteca di Brera, la fantastica Fernanda Wittgens. Dovrebbe imparare la disciplina, secondo il padre. In realtà Vittorio, grazie a Fernanda, imparerà a riconoscere la bellezza nell’arte e nelle persone, specie in quelle che si adoperano per gli altri, come la sua datrice di lavoro appunto, o in quelle che devono subire ingiustizie e abusi, come la bella Rachele, che fa breccia nel suo cuore e occupa ogni suo pensiero. Ecco quindi che la Storia si intreccia alle vicende umane e racconta il coraggio, lo spessore morale di chi si spende per gli altri, di chi mette a repentaglio le proprie sicurezze per salvare un’altra vita o un’opera d’arte, di chi non smette di sperare, di chi lotta contro le ingiustizie e ci crede fino in fondo. Una storia intensa, destinata principalmente ai ragazzi, è vero, ma consigliata a tutti, perché il piacere di leggere un romanzo avvincente e ben scritto non ha età.