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La donna da mangiare

La donna da mangiare

Marian MacAlpin lavora in un’agenzia che si occupa di indagini di mercato su prodotti alimentari industriali, come il budino di riso in scatola o il succo di pomodoro istantaneo. In ufficio, batte a macchina le risposte dei questionari e redige report dettagliati. Le colleghe sono prevalentemente casalinghe attempate che lavorano tanto per riempire il tempo oppure giovani nubili con poche probabilità di rimanere incinte nell’immediato. Politica aziendale. Marian condivide l’appartamento con Ainsley, una ragazza poco più giovane di lei che lavora come collaudatrice di spazzolini da denti. Ha studiato psicologia all’università e, basandosi su qualche nozione base di antropologia, è fermamente convinta che una donna raggiunga appieno la propria femminilità solo ed esclusivamente con la maternità. Ovviamente, sposarsi non è il necessario prerequisito alla gravidanza. Marian si frequenta con Peter. Il giovane è di una bellezza straordinariamente ordinaria, ha lineamenti perfetti, profuma sempre di sapone, ha una pelle liscissima e levigata, quasi irreale. Ha due passioni: la caccia e la fotografia. Quella sera, la cena con Peter salta. L’ha telefonata in ufficio per comunicarle che un suo vecchio amico di bevute dell’università si sposa. È dunque di cattivo umore, era l’ultimo con cui poteva ancora spassarsela. Non è in vena di incontrarla. Marian coglie così l’occasione per accettare l’invito a cena di Clara. Da quando si è sposata e ha avuto figli, i loro incontri sono diminuiti. Agli occhi di Marian, la gravidanza in Clara rasenta l’infermità: l’essere continuamente incinta la costringe sempre a casa, è costantemente spossata e quel ventre così gonfio sembra deformarle il corpo gracile ed etereo. Il giorno seguente, Marian si reca porta a porta per somministrare un questionario sulla pubblicità di una birra. Dopo una serie di incontri diversamente sgradevoli, Marian si vede aprire la porta da un giovane emaciato, con il viso smunto e gli occhi profondamente cerchiati. Si chiama Duncan e lo incontrerà sempre più spesso. Ma l’ingresso del giovane dall’aspetto spigoloso non sarà l’unica variazione nella vita di Marian: dopo l’evoluzione nella relazione con Peter, la ragazza dovrà cercare di mantenere una certa facciata di normalità per non mostrare agli altri i suoi mutati atteggiamenti nei confronti del cibo…

La donna da mangiare è il primo romanzo della scrittrice e poetessa canadese Margaret Atwood, celebre per il distopico Il racconto dell’ancella nel quale tratteggia una futura società teocratica per dare corpo alla tema del controllo sociale e politico della donna, del suo corpo e della sua psiche. Nonostante avesse solo ventiquattro anni quando nel 1965 scrisse La donna da mangiare, è possibile scovarvi il medesimo nucleo tematico dell’opera che vent’anni più tardi la consacrerà come una delle scrittrici più importanti degli ultimi tempi. Benché in questo romanzo l’approccio politico sia meno manifesto e più simbolico, Atwood non disdegna critiche sferzanti e ironiche al consumismo imperante e al finto edonismo propinato dalle pubblicità. Il contrasto tra realtà e irrealtà è uno dei temi cardine del libro, che si coniuga non solo nelle riflessioni tra l’autenticità della vita e l’immagine patinata e falsata della pubblicità, ma anche e soprattutto nelle considerazioni che Marian ha di sé, sul suo “essere umana” ancora prima di “essere donna” e quindi base per i futuri ruoli prefabbricati di moglie e madre. La schizofrenia tra “l’essere” e “il dover essere”, le conseguenti pressioni psicologiche e sociali che la giovane prova ma che non è in grado di verbalizzare, per timore di non essere compresa o peggio ancora per paura di essere presa per pazza, la condurranno a un rapporto disfunzionale con il cibo. Si diceva dell’impronta simbolica dell’opera: due sono le scene altamente allegoriche e in tal senso centrali nel libro. La prima riguarda le passioni del fidanzato Peter, la caccia e la fotografia, che il gioco di parole in inglese si presta a rendere molto efficacemente (to shoot an animal e to shoot a photo). La seconda, che conclude la seconda parte del romanzo e che fa riferimento al titolo stesso è una chicca di catarsi, risoluzione di conflitto interiore e fine umorismo. La donna da mangiare è un romanzo dallo stile ironico, a tratti icastico, in cui non mancano momenti grotteschi se non allucinati e consigliato a chi vuole scoprire l’arguta intelligenza di una delle scrittrici che è stata capace di giganteggiare fin dai suoi primi passi.