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La donna dalla gonna viola

La donna dalla gonna viola

Corporatura minuta, capelli neri sciolti sulle spalle. Vista da lontano sembra un’adolescente. Basta osservarla da vicino per accorgersi però che il suo viso è segnato da rughe profonde e i capelli sono stopposi. Una volta alla settimana compra una brioche alla crema in una panetteria e la mangia poi in silenzio seduta sempre sulla stessa panchina nel parco vicino, una panchina che è diventata per tutti “la panchina riservata alla donna con la gonna viola”. Perché proprio una gonna viola indossa sempre. C’è chi la osserva, chi la indica, chi la deride, chi la ignora, lei non ci fa caso e continua nella sua routine. Vive da sola la donna dalla donna viola, in un appartamento, cambia spesso lavoro, le sue giornate sono come quelle di molte altre, come quelle della donna dal cardigan giallo che la osserva, che incuriosita la aspetta, ne segue i movimenti, ne studia i comportamenti. Un giorno la donna dal cardigan giallo capisce dalle abitudini cambiate che l’oggetto del suo interesse ha perso di nuovo il lavoro e decide di fare qualcosa per lei, tanto che con un escamotage riesce a indirizzare la donna dalla gonna viola nel posto in cui lavora lei, dove stanno cercando nuovo personale. Da quel momento le loro due vite si incroceranno in un modo inimmaginabile…

Un romanzo imprevedibile e in qualche modo scioccante quello dell’autrice giapponese Imamura Natsuko, narratrice esperta non certo nuova alla scrittura di romanzi di pregio tradotti in tutto il mondo, capace di destabilizzare il lettore che si trova proprio come la donna dal cardigan giallo, voce narrante in prima persona, a spiare la vita della donna dalla gonna viola. E forse proprio anche per la prospettiva scelta per raccontarci l’intimità della vita della protagonista ci troviamo catapultati all’interno di ambienti e situazioni nelle quali in qualche modo ci sentiamo scomodi. Si avverte un sottile disagio, si tocca con mano la difficoltà nell’affrontare un mondo che sembra sempre troppo distante calati in una quotidianità che stritola. C’è solitudine, distanza, crudeltà, ossessione, paura; c’è desiderio, fame, paura di scomparire; c’è una critica forte alla condizione femminile, c’è malinconia e disagio raccontati con una scrittura semplice ed efficace capace di restituire lo spaccato di una quotidianità lontana, ma forse nemmeno poi troppo, dalla nostra cultura.