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La donna francese

La donna francese
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A maggio il colore della Valtaro è inconfondibile, “non paragonabile a nessun altro”, di una bellezza da godersi con gli occhi e che fa venir voglia di fermarla in una foto o in un dipinto; “È primavera inoltrata, la natura si riprende tutti i suoi colori che il freddo e la neve le aveva rubato”. Quei colori meravigliosi hanno accompagnato fin dall’infanzia Nicola Raschi – ex fotoreporter, ex marito, ex padre – e lui mai avrebbe immaginato di allontanarsene e di privarsi della posizione privilegiata sul panorama offerta dalla sua casa. “Ma ormai il dado è tratto. Il mio futuro l’ho progettato lontano dalla Valtaro e da quella parte di Liguria dove ho lavorato per vent’anni”. Troppe macerie alle spalle, troppo dolore da fissare ogni giorno negli occhi. Non è facile il compito che adesso lo impegna, svuotare la casa, catalogare quello che vuole e si può vendere o regalare, impacchettare i libri da affidare in custodia. La decisione di andare via ormai è presa, ma il pensiero di quel biglietto – così anacronistico, così misterioso – ritrovato un giorno nella cassetta della posta non riesce proprio ad ignorarlo. “Solo tu mi puoi salvare. Aiutami. Fai presto”. Poi l’indicazione di un fermoposta. Nella busta che gli consegnano all’ufficio postale trova un cartoncino vergato nella stessa grafia sicura, probabilmente con la stessa stilografica nera, con l’indicazione di un appuntamento fissato per due giorni dopo in una trattoria alle 21.00, e poi “Mi raccomando, non parlarne con nessuno”. Quando decide di fare il salto consueto al bar, accompagnato da Rusty che da qualche mese gli scodinzola accanto durante le passeggiate, Nicola trova un altro messaggio. È passato l’ex capitano dei carabinieri Cosimo Masciadri, qualcosa di molto simile ad un amico, che lo cercava. Masciadri è in pensione, ha lasciato l’arma da cinque anni, cioè da quando la sua unica figlia adolescente Clelia è scomparsa la notte del martedì grasso; da allora sopravvive sorretto dall’unica ossessione di ritrovarla, nonostante tutte le ricerche siano sempre state vane. Nicola immagina già cosa vuole dirgli. E infatti quando va a trovarlo l’ex capitano gli chiede di aiutarlo a cercare qualche suo vecchio contatto dei tempi del giornale a Genova per avere conferma riguardo qualche informazione su sua figlia che gli è arrivata. È allora che Nicola, un po’ infastidito, gli dice di quello strano biglietto fermoposta, convinto sia stato lui a contattarlo. Anche a Nicola pare una cosa inconcepibile tanto è strana ma è l’unica spiegazione che ha saputo dare a quel messaggio. Ma, a quanto pare, il capitano non ne sa niente, quindi l’unica è andare all’appuntamento e scoprire chi l’ha fissato. Quella sera, mentre aspetta all’unico tavolo libero nella trattoria, ad un tratto una donna entra, attraversa il locale e lo raggiunge. “È bella, ma bella in un modo strano, senza fare rumore”. Si siede accanto a lui, “impalpabile, medusea”, e accavalla le gambe inguainate in nylon nero. Cosa vuole da lui quella donna dal fascino ambiguo e dall’accento francese? Perché la sua strana storia si intreccerà con quella della scomparsa di Clelia? E perché ha scelto proprio Nicola?

Il giornalista e scrittore Aldo Boraschi – vent’anni in redazione di settimanali e quotidiani, dice di sé “la scrittura è il collante che ha tenuto insieme la mia vita” – con il suo nuovo romanzo fa innanzitutto un omaggio alla sua terra. Questa storia, infatti, dai contorni decisamente noir sfumati con tonalità da giallo psicologico, si dipana attraverso la descrizione di ambientazioni e panorami che si stagliano tra gli Appennini e il mare ligure, sicché in molte delle situazioni narrate emergono come fossero un altro fondamentale personaggio. Il protagonista, Nicola Raschi (che curiosa familiarità con il cognome dell’autore!), è un uomo con le sue fragilità, con i suoi fallimenti, ancora una volta vittima delle circostanze e soprattutto di una donna misteriosa e senza scrupoli che anche quando di lei si sa qualcosa si nasconde sempre tra le ombre, una femme fatale manipolatrice che è colei che muove le fila di tutto l’intreccio, anche se questo emerge piano piano. Questo romanzo racconta una storia sorprendente, destabilizzante addirittura, perché per almeno due volte – senza dire del finale – cambia bruscamente le carte in tavola persino ribaltandole e spiazza il lettore; sostanzialmente essa si rapprende attorno ad un amore che si insinua subdolo, nasce improvviso come una passione violenta e distrugge come un veleno letale, un amore che, come nelle migliori narrazioni noir, non può condurre ad un happy and – e non suoni come uno sgradevole spoiler perché il finale, amaro, amarissimo, sorprenderà comunque qualunque lettore. Questo romanzo, che come già detto può anche definirsi in giallo psicologico, è come sospeso tra due dimensioni, reale e irreale, sfumando a volte nell’immaginato, altre addirittura nell’allucinazione, seguendo il filo del pensiero del protagonista che narra la sua storia terribile in prima persona. Cosa accade davvero e cosa avviene soltanto nella sua mente? Chi sono i buoni e chi i cattivi? Se vi va di salire sulle montagne russe per scoprirlo, provate a leggere questo romanzo.