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La donna nuda

La donna nuda

Rebeca Link non ha molte certezze nel giorno del suo trentesimo compleanno, sembra infatti un giorno come tanti altri, eppure non dovrebbe esserlo. Sente che è arrivato il momento di cambiare qualcosa, sente che può accadere qualcosa di diverso e di determinante, ma non ne ha la certezza. Decide perciò di trascorrere il suo compleanno lontano da tutto e, infilatasi in un treno, raggiunge di sera una casa in campagna, che un bosco tiene al riparo da occhi indiscreti. Soltanto a questo punto può svestirsi del suo soprabito e finalmente sentirsi libera. Il suo corpo nudo attraversa le stanze senza un reale motivo, senza un obiettivo. Trova uno stiletto ed in quel momento decide che forma può prendere il cambiamento, decide cioè di decapitarsi: la testa cade a terra, il sangue scorre a fiotti, è arrivato il momento di ricominciare, magari con una testa nuova, o semplicemente provando a ricollocare quella vecchia al suo posto, ma in modo differente. Così, con una ferita sul collo, ma senza neanche un vestito, lascia la casa e comincia ad attraversare il bosco, costeggiando in fiume, senza una reale meta. Incontra un capanno, dove un uomo addormentato la scambia per sua moglie, Antonia. Perché quel nome? Lei può avere tanti nomi, ma soltanto nomi che si declinano al femminile: Eva, Giuditta, Semiramide, Maddalena, Gradiva. Non accetta di avere una parte passiva in una storia femminile. Raggiunge un villaggio, abitato da persone normali che, alla sola vista di quel corpo nudo e semidecapitato, si ritraggono con orrore misto a disapprovazione. Forse il cambiamento è iniziato...

L’incipit è di quelli folgoranti, di quelli che introducono in una storia diversa: “Il giorno del suo trentesimo compleanno iniziò con quello che Rebeca Link aveva sempre immaginato, nonostante in cuor suo avesse sperato il contrario: il nulla. E se non accadesse nulla, allora?, s’era domandata più di una volta, né nel bene e neanche nel male, che è pur sempre qualcosa. L’errore dunque sembrava avere radici nell’essersi imposta quella misura del tempo rispetto a un fatto che in un certo senso considerava fondamentale, quando invece ciò che dovrà accadere sarà sempre opera della zampata cieca, della misteriosa imboscata tesa dalle situazioni più semplici”. Ed in effetti questo è il libro di Armonía Liropeya Etchepare Locino, nome d’arte Armonía Somers, femminista, pedagogista e scrittrice, uruguaiana, classe 1914, una cuentista fuori dal comune. La donna nuda, concepito nel 1950 e poi rivisto nel 1967, è apparso soltanto oggi nella traduzione italiana di Laura Putti, titolare della casa editrice Ventanas. Si presenta al pubblico italiano come scrittrice dirompente, che con la forza della parola riesce a intessere riflessioni non convenzionali sul ruolo della donna, sulla difficoltà nel sovvertire luoghi comuni: chiaro in questo libro il rifiuto ad ogni forma di possesso maschile, di uomini considerati quasi “barbari” per il loro istinto primitivo e la brama di possesso, come altrettanta chiara è la difficoltà ad accettare l’incedere sempre uguale del tempo nell’attesa che accada qualcosa. La sua narrazione si colloca su un piano allo stesso tempo onirico e fantastico, nel senso di irreale, ma mantiene sempre un forte legame, civile e morale, con la stessa realtà dalla quale cerca di smarcarsi, nella quale è forte il disagio. Se l’apprezzamento sull’opera di Armonía Somers ha diviso la critica, su un tratto sono tutti concordi, sull’etichetta di “inclassificabile”.