Salta al contenuto principale

La donna sbagliata

La donna sbagliata

Il sovrappeso è arrivato così, da un giorno all’altro, senza che lei se ne rendesse conto. No, non è affatto vero. Lo vede benissimo che la lampo fatica a chiudersi e che i bottoni stringono, ma nessuno di quei segnali, presi singolarmente, ha significato. Il gonfiore può essere causato dalla ritenzione idrica o dalla presenza di un fibroma; finché il rapporto peso-altezza è quello di una persona in salute, tutto va bene. Ma quando ha smesso di preoccuparsi per la sua salute? Dopo i settantacinque chili? Úrsula non lo sa, ma sa soltanto che, in quel negozio d’abbigliamento, dentro la cabina di prova, quell’abito non è sceso più in basso della vita e ora, mentre vorrebbe toglierselo, le è rimasto incastrato tra le ascelle e la testa e non riesce a sfilarselo. Tira verso l’altro, mentre le sue natiche urtano contro le pareti in legno del camerino che la soffocano e la comprimono. Ma come è possibile che non ci sia una taglia più grande dell’abito? Úrsula tira ancora più forte e le cuciture cedono; la donna non vede l’ora di uscire da quella prigione e sbattere il vestito in faccia alla commessa. Si guarda allo specchio e la luce impietosa le rimanda l’immagine di una figura paonazza e spettinata, il cui corpo deborda dalla biancheria intima. È una cicciona e arriverà tardi alla riunione. Quando arriva, trafelata, nell’ultima sala della parrocchia di Punta Carretas, per la consueta riunione degli obesi anonimi del mercoledì alle undici, sa già cosa accadrà da lì in avanti e si chiede, una volta ancora, come abbia potuto cacciarsi in un simile guaio. Sa già che tutti si saluteranno con eccessivi abbracci, si guarderanno negli occhi e si prenderanno per le mani. Nel momento esatto in cui varcherà la soglia, sarà una palla che arriva dalla strada, una mongolfiera che si avvicina ad altre mongolfiere; sentirà che lo spazio che occupa è eccessivo e penserà che morire in quell’esatto momento non sarebbe poi così male, in mezzo a tutte quelle effusioni. Così, almeno, non sarebbe costretta a cominciare alcuna dieta...

Una traduttrice, che vive sola a Montevideo e, di tanto in tanto, partecipa come figurante a un programma trash. Una donna dall’aspetto sgradevole, che si è isolata dal mondo e abita una realtà che si muove esclusivamente sulla scala dei grigi e senza alcun colore. Una figura sovrappeso che non riesce a provare un nuovo abito senza scucirlo e che, ironia della sorte o malvagità della vita, ha una sorella che - eterea, ben maritata, si nutre esclusivamente di acqua naturale - è l’immagine della perfezione. Sembra una vittima della sua stessa esistenza Úrsula López, la protagonista dell’ultimo romanzo di Mercedes Rosende - uruguaiana, notaio di professione e autrice affermata nel suo Paese: è una donna che vive di rabbia e di rancore verso chi conduce un’esistenza diversa dalla sua, nella quale gli specchi “danno cattive notizie e le luci sono impietose e drammatizzano i rotoli di grasso”. Quando una telefonata anonima sconvolge la sua routine fatta di niente, Úrsula decide di ignorare la consapevolezza di essere stata interpellata per errore e si butta a gamba tesa in una situazione pericolosa e complessa, ma capace di scuotere il torpore dal quale la donna si sente soffocare. Incrociando la propria esistenza con quella di miserabili cui la fortuna difficilmente sorride e perdenti che non possono che continuare ad essere tali, Úrsula accompagna il lettore in una girandola di avvenimenti in cui nulla è ciò che sembra e nessuno è chi dice di essere. Ironia e cinismo accompagnano ogni scena della vicenda, in cui la vera anima di Úrsula esplode e mostra la sua frustrazione a lungo repressa e la sua voglia di mettersi in gioco, per vestire finalmente i panni di una donna diversa. Attraverso la figura di questo personaggio singolare, non scontato e davvero interessante - una donna che si sente sbagliata da una vita e nutre un profondo desiderio di riscatto - la Rosende si conferma autrice in grado di rappresentare con le parole il disagio e il malessere che spesso albergano anche nelle persone più insospettabili. Una storia interessante e una lettura decisamente consigliata, in cui si parla di solitudine e di manie, di riscatto e di sogni, di disperazione e di tradimento.