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La fabbrica delle stelle

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Ha percorso trecento chilometri per andare all’Ikea di Catania e trecento per tornare – ed è bene ricordare che il viadotto di Tre Monzelli è crollato; si è dovuto sorbire le polpette, le patate e i dolci svedesi (per fortuna si è potuto consolare con un po’ di carne di cavallo cotta alla brace davanti ai suoi occhi in via Plebiscito); ha caricato l’auto di cuscini, piatti e bicchieri da un euro insieme a una cassettiera da centoventisei euro e, ora che è finalmente tornato a casa, a Màkari, e si è impegnato con tutto se stesso nel montaggio di quest’ultimo pezzo d’arredamento, realizza che la brugola, indispensabile per portare a compimento l’opera di assemblaggio, non c’è. La cassettiera non prende forma, non c’è nulla da fare. Saverio Lamanna la guarda sconsolato e a metterci il carico da undici ci pensa l’amico di sempre Peppe Piccionello, che – mutande, improbabile t-shirt e immancabili infradito – lo sfotte per non aver pensato di acquistare una brugola. Piccionello pare essere nato insieme a Màkari, al pari delle palme nane della riserva dello Zingaro, ed è, senza ombra di dubbio, l’angelo custode a tempo pieno di Saverio. Lo ha salvato da un allagamento per esondazione della lavatrice e lo ha aiutato a montare i pensili della cucina, individuando l’esatta dimensione dei tasselli portanti. Una vera guardia del corpo, insomma, che si sente per questo autorizzata ad entrare a casa dell’amico, senza neppure perder tempo a bussare, in qualunque momento del giorno e della notte, magari anche solo per prepararsi un caffè, come sta facendo in questo momento. Mentre continua a sfottere Saverio per la cassettiera, che pende un po’ a destra e un po’a sinistra, gli comunica che il suo compare Stefano Aiello ha bisogno di parlare con lui: suo figlio diciannovenne non si trova più e Stefano è convinto che Lamanna – che ha scritto dei romanzi gialli e quindi dovrebbe essere piuttosto sveglio – possa aiutarlo a scoprire dove sia finito…

Una nuova avventura per Saverio Lamanna e Peppe Piccionello, personaggi nati dalla fantasia di Gaetano Savatteri, scrittore di origine siciliana, da tempo parte della fortunata scuderia Sellerio. Savatteri è un autore la cui penna rivela da sempre un intelligente senso dell’umorismo accompagnato dall’abilità, forse innata, di servirsi di una satira spesso pungente. Il risultato è, anche questa volta, una storia spassosissima e a tratti dissacrante che, partendo da una Sicilia fatta di spiagge assolate e mare cristallino – Màkari è il paesello nel trapanese nel quale Lamanna, dopo un inciampo professionale che gli è costato la carriera da portavoce di un sottosegretario presso il Viminale, si è rifugiato per leccarsi le ferite, finendo poi per ristrutturare la casa delle vacanze, da sempre proprietà della sua famiglia, con l’aiuto dell’amico Piccionello – e passando attraverso la Città Eterna, vivida e incasinata come al solito, conduce i due protagonisti fino ai tappeti rossi della Laguna di Venezia e della sua Mostra del cinema, tra registi famosi, star americane e divi con la puzza sotto il naso. I due sono stati incaricati di curare l’Ufficio Stampa di una giovane regista cinematografica, che presenta un suo nuovo film alla Mostra, e si ritrovano quindi spettatori di un mondo a loro poco noto – e soprattutto a Piccionello che però, incredibile ma vero, pare adeguarsi con estrema facilità e con discreto successo, sdoganando addirittura la moda delle havaianas in gomma colorata –; una realtà fatta di apparenza e finzione: star ambiziose e bizzose, giornalisti in fibrillazione perenne a caccia della notizia che possa dar la svolta alla loro carriera, maneggi politici meschini e ipocriti. E, come in ogni giallo che si rispetti, a un certo punto ci scappa anche il morto e Lamanna e Piccionello, novelli Sherlock Holmes e dottor Watson in salsa sicula, si adoperano per far luce in quell’ambiente falso, una vera e propria fabbrica di illusioni e di inganni. Tra stelle e stelline, spassosi dialoghi, fulminanti sfottò ed echi letterari più o meno espliciti, Savatteri regala al lettore l’ennesima storia che è insieme giallo e commedia, satira e critica di costume, denuncia sociale e puro divertimento. La trasposizione in TV di alcune delle storie di Saverio e Peppe – con Claudio Gioè nei panni di Lamanna e Domenico Centamore in quelli di Piccionello – può essere un’ottima occasione per invogliare il pubblico televisivo a conoscere più a fondo i due personaggi. E il modo miglior per farlo è sicuramente attraverso la lettura dei relativi romanzi e racconti.