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La famiglia Shaw

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È il 2 maggio 1929 quando una tempesta colpisce alcune località, dall’Oklahoma fino al Maryland. Per fortuna la famiglia Shaw vive a 150 chilometri dalla traiettoria dell’uragano e non subisce alcun danno. Più che altro la notizia fa riflettere a lungo Jim, ma lui non condivide i suoi pensieri né con la moglie né con i figli. È il piccolo Henry a strapparlo alle sue elucubrazioni: lo chiama perché un gufo è stato preso per una zampa da una donnola e continua a emettere un lamento lugubre, finché la presenza di un adulto non fa scappare gli animali, ognuno per la sua strada. Henry è molto sensibile: “Non volevo vedere una cosa morta”, afferma. A casa lo attendono i suoi sei fratelli e sorelle a cui racconta l’accaduto. La signora Shaw non si alza dal letto da settimane perché malata e se i figli più grandi si stanno abituando alla sua assenza, i piccoli chiedono sempre di lei, compreso Henry, appunto il penultimo, il più sensibile di tutti. Crescendo, Henry resta sensibile anche quando si forma la sua famiglia. È il 1951 quando, in vacanza sulla costa del New Jersey, la moglie Anne lascia lui e la figlia Mimi in albergo, per trascorrere una giornata con una sua ex compagna di college a Cape May. Per tutto il giorno Henry sta con la figlia, per una intensa giornata insieme: a passeggio sul lungomare e poi spiaggia, sole e bagno, un giro per i negozi di souvenir e la piccola Mimi che ride continuamente, divertendosi come non mai. A mezzogiorno si accordano sul pranzo: lei vorrebbe solo dolci, il padre suggerisce altro e così Mimi sceglie un cheeseburger con le patatine e poi annuncia di voler salire sulla ruota panoramica...

Tutta la storia della famiglia Shaw, da Jim e la moglie, fino a ciascuno dei loro sette figli: la storia della loro casa, di ciascuna vicissitudine capitata ad ognuno dei componenti. Ovviamente con un numero così grande di personaggi, gli eventi sono di ogni tipo: dalla violenza sessuale alla comune che raccoglie giovani diversi, alla sorella studiosa che non ha tempo per l’amore, al fratello in guerra, a quello che beve e alza un po’ troppo spesso il gomito, al più grande che sposa una donna molto ricca, il cui padre è proprietario di un conservificio che lui poi erediterà. Di tutto un po’ e in ogni angolo d’America. Uno spaccato umano e di un intero secolo di grande interesse. Poca politica, pochi grandi eventi, ma molta vita comune che alla fine è tutto ciò che conta per tutti i protagonisti. Unica nota stonata, se poi vogliamo classificarla così, è il cambiare personaggio ed epoca ad ogni capitolo, motivo per cui il lettore è costretto a fare mente locale sulla situazione, a ricordare tutto ciò che di quel personaggio è venuto a conoscenza fino a quel momento, per entrare ancora meglio nella sua storia. Dal 1929 al Natale del 1959, trent’anni di eventi belli e brutti, matrimoni, morti, nascite, lacrime e risate, segreti ed emozioni, anche se fondamentalmente alla base di tutto c’è un legame saldo, un sentimento forte che lega i sette fratelli, che nonostante il tempo e le distanze sono portati a prendersi cura l’uno dell’altro, con quel senso di protezione per i più fragili e di difesa per i deboli, un amore profondo che li porta in quel Natale a stare tutti insieme nella casa dove sono nati e che contiene, nonostante le migliorie, i loro ricordi più belli.