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La favola di Amore e Psiche

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Psiche non è una dea, ma la sua bellezza è tale da farlo credere. Ha due sorelle maggiori e, figlia di un re ed una regina, vive in un palazzo meraviglioso. Le sorelle nutrono nei suoi riguardi una cieca invidia, condannandola per la pelle marmorea, gli occhi limpidi e i capelli più splendenti della sacra folgore di Zeus. Gli uomini ne sospirano il nome e si fanno luminosi negli occhi al suo passaggio. Tuttavia, l’adulazione spetta ad una sola: Venere. La dea della bellezza è gelosa di Psiche, tanto da ordinare al figlio, Amore, di colpirla con una delle sue frecce e di farla innamorare dell’essere più malvagio della terra. Amore, incantato dalla bellezza della giovane, ferisce se stesso, innamorandosi perdutamente di colei che doveva condannare. L’oracolo di Delfi, consultato dai genitori in preda alla disperazione che la figlia non si sposasse mai, sentenzia che Psiche si unirà a nozze con l’essere più spaventoso della terra e che il re e la regina dovranno concederla in sposa senza porre resistenze. Lo sposo misterioso si presenta a Psiche solo nelle ore notturne, protetto delle tenebre. La giovane tanto ingegnosa, logorata dal tarlo della curiosità, attende il calare della luna e l’arrivo dello sposo per accendere un lume, venendo così finalmente a conoscenza del volto oggetto delle sue paure. Lo vede sdraiato, la pelle chiara scaldata dalla fiamma della candela, bello come un dio. In quel momento, Psiche sfiora la punta di una freccia dell’arco dello sposo e, anche lei, se ne innamora. La collera di Venere non conosce eguali e promette di impedire questo amore con ogni mezzo che possiede. È una dea e, come si può immaginare, i mezzi di cui dispone sono infiniti. Tutti scagliati a prova dell’ingegno e della perseveranza della bella Psiche…

La favola di amore e Psiche venne raccontata da infinite voci dell’antica Grecia, rendendola una delle più amate della tradizione orale. Arriva a noi grazie ad Apuleio, che unì queste storie nella raccolta delle sue Metamorfosi, donando a La favola di Amore e Psiche l’immortalità. Le rupi, gli oceani e le divinità dell’antica Grecia, raccontati e dipinti dalle pennellate color pastello di Apuleio. Il tono lieve dà a queste pagine l’impressione di essere state raccontante in un sussurro, con un lieve sorriso sulle labbra. Gli artisti, mendicanti in continua ricerca dell’amore da cui trarre ispirazione, hanno colto in questa favola l’essenza stessa del sentimento più puro e struggente, plasmandola nella statua di Antonio Canova e nei dipinti di Jacques Louis David e Francesco Scaramuzza, tra gli altri. Questa favola non è solo il racconto di una giovane dalla divina bellezza, del suo amato che lotta contro il cielo e la terra e della rabbia di chi si vede portar via l’orgoglio. È l’eterno duello tra cuore e ragione. Quando il cuore cade nella trappola dell’amore smette di appartenere a se stesso. Si dona a chi ama, abbracciando il terrore di essere spezzato o dimenticato. Quando si innamora la mente, il pensiero si avvelena. Ogni ragionamento è in funzione dell’amore; tutto contaminato dall’indelebile inchiostro del sentimento che non conosce sconfitta. Amore e Psiche vivono nell’essere umano in una travagliata convivenza, sfidandosi continuamente per la supremazia sull’anima. La lettura, scandita da momenti di timore e di commozione, svela il segreto di cui Apuleio venne a conoscenza. Egli rivela che, quando ragione e cuore si innamorano perdutamente l’uno dell’altro, posso vincere qualunque battaglia.