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La festa di compleanno

La festa di compleanno

Quando la moglie muore, lo lascia solo con tre figli maschi di cui occuparsi. Bergogne padre per un po’ spera che i tre siano abbastanza forti da far prosperare la sua fattoria, ma si rende conto ben presto che in realtà solo Patrice resterà con lui. Gli altri due hanno già deciso di lasciarlo nel suo letamaio, come uno di loro definisce l’azienda agricola del padre. I due ragazzi se ne vanno appena hanno l’età per farlo e non c’è nulla di strano in questa decisione. La Bassée, con le sue quattro case o poco più, è destinata a languire. Non la pensa così Christine – capelli rosso fiamma e aria eccentrica da vera cittadina – che, dopo aver trascorso per diversi anni periodi più o meno lunghi di vacanza in quel luogo dimenticato da Dio, ha finito per sceglierlo come l’unico posto nel quale desideri vivere, invecchiare e poi morire. Matta da legare, l’hanno definita gli abitanti di La Bassée, ma non Bergogne padre, che dapprima le vende uova e latte, poi anche la casa accanto a quella in cui vive lui, lasciata libera da affittuari che hanno deciso di trasferirsi in città e darsi così in pasto alla disoccupazione dilagante. Christine e Bergogne padre diventano amici e gli altri abitanti del paese cominciano a fare pettegolezzi e a insinuare chissà quali congetture. Quando Patrice è piccolo, Christine già lo chiama Bergogne e il ragazzino si sente lusingato per l’utilizzo del cognome, anche se non coglie appieno la sfumatura d’ironia che la voce di Christine assume quando si rivolge al padre in quel modo. D’altra parte, lei e Bergogne padre litigano spesso, così come accade tra amici. E dopo la morte del padre è rimasta quest’abitudine: rivolgersi a Patrice chiamandolo Bergogne. Lo chiama spesso, per chiedergli di accompagnarla al Super U, o di portarla in città, se davvero si può chiamare città un paesotto di soli tremila abitanti. In ogni caso Patrice conosce Christine da almeno quarant’anni, è un volto legato alla sua infanzia, le è affezionato e passa a trovarla tutti i giorni. D’altra parte, è un po’ come se fosse una seconda madre, dal momento che la prima, quella vera, è morta di cancro quando lui era davvero molto piccolo...

Chi è convinto che in un piccolo borgo di campagna non accada mai nulla di stimolante e che la vita scorra quieta tra campi da coltivare e animali da accudire nella stalla sarà costretto a ricredersi. Il romanzo di Laurent Mauvignier – uno degli scrittori francesi maggiormente apprezzati da pubblico e critica – è un thriller psicologico che, sin dalle prime battute, sa creare un clima di tensione che incolla il lettore alla pagina. Patrice, la bella moglie Marion e Ida, la figlia di dieci anni, conducono un’esistenza all’apparenza semplice e piuttosto ritirata in un casolare di campagna. Occuparsi delle bestie e dei campi per lui, svolgere con efficienza un’attività di ufficio e spegnersi poi, una volta rientrata a casa e in un matrimonio un po’ stanco per lei, sono le occupazioni principali di Patrice e Marion, che adorano la figlia, parecchio sveglia per la sua età e molto intuitiva, nonché in grado di cogliere al volo le dinamiche familiari. Come vicina di casa hanno Christine, eccentrica pittrice da tempo fuggita dal caos della città per rifugiarsi in una realtà fatta di pace e di duro lavoro manuale. Apparentemente fredda e spigolosa, l’anticonformista Christine è legata da tempo alla famiglia di Patrice, di cui ha conosciuto anche il padre, che le ha venduto a suo tempo la casa nella quale tuttora vive. In occasione del compleanno di Marion, quando Patrice e Ida intendono organizzarle una festa con i fiocchi, la situazione assume una piega inattesa. Ogni programma verrà stravolto, eventi inquietanti ribalteranno ogni certezza e si assisterà a un crescendo di tensione, in cui non mancherà la presenza del sangue né quella della più classica delle armi: una pistola. Molti misteri da scoprire, un passato che torna e chiede il conto, la presenza di estranei ostili e pericolosi di cui è difficile prevedere le mosse. Un thriller psicologico interessante – con alcuni passaggi, pochi per fortuna, a volte complessi o un po’ prolissi – e impegnativo, capace di generare fin da subito una buona dose di tensione, quella che occorre per smascherare i pensieri più intimi, e spesso sconvenienti, dei protagonisti.