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La figlia del capitano

La figlia del capitano

Il padre di Pëtr Andreic, Andréj Petrovic Grinëv, ha prestato servizio al tempo del conte Münnich, raggiungendo il grado di primo maggiore. Insieme alla famiglia si è stabilito nella campagna di Simbirsk, ma dei nove figli che ha avuto, Pëtr è il solo a essere sopravvissuto. A cinque anni il bambino è stato affidato alle cure dello staffiere Savelic, a undici anni ha imparato a leggere e scrivere in russo e un insegnante francese, monsieur Beaupré, è stato assunto per completare la sua educazione, salvo farsi poi licenziare per l’eccessiva inclinazione al sesso e l’accusa di due servette da lui sedotte. È il 1772, Pëtr ha sedici anni e, con profondo struggimento della madre, il padre decide di farlo arruolare, ma non nella guardia imperiale perché sarebbe troppo comodo, bensì nell’esercito. Per lui una notizia magnifica, accompagnata da sogni di libertà e piaceri da vivere a Pietroburgo. Sogni brevi, dato che suo padre sceglie ben altra meta: Orenburg, regione deserta e remota. Durante il viaggio Pëtr ha occasione di imparare a giocare a biliardo, ubriacarsi e perdere cento rubli al gioco con il suo nuovo amico, Ivàn Ivànovic Zurin, capitano di cavalleria del reggimento degli Ussari, che gli dà utili consigli per la sua futura vita da soldato. Azioni che scontentano il buon Savelic, che gli fa da scorta. A peggiorare l’umore sopraggiunge una bufera di neve che li sorprende lungo il tragitto e a cui riescono fortuitamente a fuggire grazie a un viandante che monta sulla loro carrozza mostrando la via verso il villaggio. Raggiunto un albergo un po’ squallido, ma di cui il viandante conosce il proprietario, il gruppo sfinito trascorre una notte tranquilla e il giorno dopo Pëtr lo ricompensa donandogli il suo pellicciotto di lepre. Raggiunta Orenburg e il generale Andrej Kàrlovič, gli consegna una lettera da parte del padre. Il ragazzo scopre che la sua sorte è ben peggiore del previsto: nemmeno il generale lo trattiene con sé, ma lo invia nell’ancora più sperduta fortezza di Bjelogórskaja, agli ordini del capitano Mironov. È un luogo spoglio e solitario quello che compare davanti a lui, un villaggetto nella steppa cinto da uno steccato, tre o quattro pagliai mezzo sepolti dalla neve. Nella modesta casa viene accolto da un anziano invalido e una vecchietta, che dichiara di essere la moglie di Mironov. Con loro abita anche la figlia nubile, Màrja Ivànovna, che tutti chiamano Maša...

Pubblicato nel 1836, il romanzo La figlia del capitano – ambientato nel triennio dal 1772 al 1774, durante il regno di Caterina II (1762 – 1796) – racconta gli eventi storici connessi alla figura del crudele Emel’jan Ivanovič Pugačëv, un cosacco disertore ostile alla zarina e pretendente al trono, che avanza nella steppa raccogliendo un esercito di ribelli e mettendo in difficoltà le truppe imperiali. Pugačëv fomenta il malcontento della popolazione, conquista fortini e compie esecuzioni sommarie per esercitare il potere attraverso il terrore. È proprio con lui che interagisce il giovane protagonista del romanzo: Pëtr Andreic Grinëv, costretto a scendere a patti con Pugačëv per salvare la sua vita e quella di Maša. La sua storia viene presentata da Aleksàndr Sergèevic Puškin ai lettori come una raccolta di memorie. L’opera amalgama elementi del romanzo storico, del romanzo d’amore e di formazione, l’arco narrativo trasforma un giovane nobile ingenuo e viziato (costantemente accompagnato dal devoto servo Savelic) in un uomo coraggioso, leale e pronto a rischiare la vita per amore di Maša. Evidenzia la doppia natura del male, incarnato da Pugačëv, figura ambivalente; la corruzione connessa al potere che spinge alcuni soldati al tradimento; il valore della famiglia, l’amore e il rispetto verso i genitori, che sia Pëtr che Maša manifestano con il loro comportamento. Poeta e romanziere figura cardine del romanticismo russo, Puškin (Mosca 1799 – San Pietroburgo 1837) è considerato dai filologi il punto di partenza per lo sviluppo di una lingua letteraria russa, dai suoi scritti – in parte elaborati durante gli anni d’esilio – sono state adattate opere teatrali, composizioni musicali e film. Anche La figlia del capitano, grazie all’ambientazione accattivante e al suo romanticismo, ha goduto di interessanti adattamenti musicali e cinematografici. Per citarne alcuni ricordiamo i due film italiani: uno nel 1947 col medesimo titolo e Amedeo Nazzari a interpretare Pugačëv e uno nel 1958 con il titolo La tempesta, con Silvana Mangano nel ruolo di Maša; uno sceneggiato televisivo in sei episodi per la Rai nel 1965 e una miniserie nel 2012 con Primo Reggiani. Autore di romanzi, racconti, poemi, romanzi in versi, saggi e fiabe, in Italia Puškin è apprezzato per opere celebri come Evgenij Onegin e La dama di picche. Di discendenza aristocratica, fortemente legato al concetto di onore, è morto a soli 37 anni a causa delle ferite riportate in un duello con la pistola.