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La figlia del mercante di seta

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Maggio 1952, Hanoi, Vietnam. Nicole è la figlia minore di un mercante di seta francese e di una donna vietnamita, ed è intenta a prepararsi per la sontuosa festa in onore del suo diciottesimo compleanno organizzata nella villa di famiglia per quella sera. Ascoltando Hymne à l’amour di Edith Piaf alla radio, pensa a come acconciare i suoi lunghi capelli corvini, che ricordano molto quelli della madre scomparsa da anni e da cui ha ereditato forti tratti orientali. È indecisa se fermarli con un solo fiore di fucsia abbinato al suo abito con il colletto cinese, realizzato appositamente per l’occasione. Si ferma per osservare dalla finestra suo padre e sua sorella Sylvie, che al contrario ha perfetti tratti occidentali ereditati dal padre e, pertanto, Nicole reputa molto più bella di lei. I due camminano a braccetto nel giardino, tenendo le teste vicine, in un atteggiamento che la fa sempre sentire tagliata fuori da quella loro intimità. Alla festa, Sylvie presenta a sua sorella Mark, un uomo attraente dagli occhi di un blu intenso, un caro amico conosciuto ai tempi del suo soggiorno a New York. Nicole rimane subito affascinata dalla figura di Mark, che sembra altrettanto desideroso di conoscere di più sulla sorella di cui Sylvie gli ha tanto parlato e di cui conosce numerosi aneddoti divertenti e imbarazzanti al tempo stesso, come quello riguardante “un fuoco e una tenda”. Anche Mark decide di rivelare qualcosa di sé alla giovane, parlandole delle sue origini in un caseificio del Maine e della sua decisione di abbandonare la cittadina d’origine, dopo la morte della madre, alla volta della Grande Mela per seguire la sua sete d’avventura. Nicole assapora ogni parola di Mark, sentendosi inebriata al contempo sia dal profumo dell’uomo, che da quello della primavera vietnamita, in questa serata così calda da sembrare già quasi estate…

Dinah Jefferies, autrice britannica nata in Malaysia, torna ancora una volta nella sua amata Indocina. Dopo aver esplorato le società malesiana e cingalese nei suoi precedenti romanzi, si sofferma qui su quella vietnamita, in un momento di estrema confusione: i militanti si stanno organizzando per mettere la parola fine sulla dominazione francese nel Paese. Come sempre, la Jefferies esplora i temi del colonialismo europeo negli Stati del sudest asiatico e degli attriti tra dominatori e occupati in un modo così semplice e delicato da non risultare mai pesante, nonostante la crudezza e la violenza incalzanti con cui vengono necessariamente narrate alcune scene. Le atmosfere e i luoghi sono sapientemente descritti e la fanno da padrone, anche in questo splendido romanzo, i profumi del frangipane, del cibo e della polvere da sparo che si spandono nell’aria di Hanoi, le sensazioni di umidità e di caldo, così come il soave fruscio della seta, descritto in maniera quasi tattile. La stessa Nicole viene dipinta alla perfezione come una giovane donna in cerca del suo posto nel mondo, spaccata nel suo appartenere tanto alla cultura occidentale e francese da parte di padre, quella dei dominatori che vanno cacciati a tutti i costi, quanto alla cultura orientale e vietnamita da parte di madre, quella degli occupati in rivolta, cui si sente forse più vicina a causa dei tratti somatici vietnamiti molto più marcati. Una spaccatura interna, la sua, che la porterà più volte ad agire anche contro la sua stessa famiglia, in un tumulto di emozioni attraverso cui, infine, raggiungerà la consapevolezza del suo vero io.