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La figlia del Reich

La figlia del Reich

Estate 1929. Hetty ha solo sette anni quando Walter, il migliore amico di suo fratello Karl, le salva la vita: è caduta accidentalmente dal pontile del lago, non sa nuotare e va a fondo, ma lui prontamente l’afferra e la porta al sicuro. I suoi occhi azzurri “caldi e gentili” le toccano l’anima e il ricordo indelebile di quel giorno segna l’inizio di un legame che difficilmente gli eventi possono spezzare. Lipsia, agosto 1933. Sono passati quattro anni da quel giorno sul lago: Hetty ormai è una ragazzina, frequentando il Gymnasium assiste, giorno dopo giorno, all’epurazione della scuola da chiunque, professori e alunni, possa contaminarne la purezza razziale e ideologica. Le discipline scolastiche vengono insegnate da docenti allineati al regime e gli stessi contenuti sono volti alla formazione del perfetto cittadino tedesco: a ogni lezione viene esibita la purezza della razza ariana da difendere a tutti i costi, professato l’odio nei confronti degli ebrei, infidi e crudeli, imposta la fedeltà assoluta al Führer. Hetty, ansiosa di dare il suo contributo al paese, chiede ai genitori di entrare nella Jungmädelbund, come suo fratello Karl, che fa parte della Hitlerjugend: è una ragazza piena di progetti e crede che la partecipazione alle associazioni del regime possa aiutarla a emanciparsi come donna e a realizzare il sogno di diventare medico, nonostante il padre, Herr Heinrich, direttore del giornale Leipziger Tageszeitung e stretto collaboratore delle SS, desideri per lei solo un futuro da moglie fedele e madre prolifica. Hetty inizialmente si lascia assorbire dagli ideali nazionalsocialisti: non avendo conosciuto un punto di vista diverso, è assolutamente convinta dalle parole del Führer, considerato un grande papà, quasi un dio, che le parla da un ritratto appeso nella sua cameretta e le ripete i principi del Mein Kampf, diventato libro di testo scolastico. Piano piano però sono proprio le persone intorno a lei a tradire la sua fiducia e a mostrare le contraddizioni di ciò che le è stato insegnato: di fronte alla violenza e alla crudeltà sempre più esibite per le strade di Lipsia anche nei confronti di vittime innocenti, come i compagni di scuola umiliati e allontanati solo perché ebrei, Hetty si pone delle domande e le sue certezze cominciano a vacillare. Soprattutto quando lo stesso Karl rifiuta di frequentare ancora Walter, l’amico tanto buono e fedele, per lei “prezioso come un gioiello”, Hetty comincia a nutrire un pensiero divergente destinato a portarla allo scontro con l’ideologia dominante…

La figlia del Reich è il primo romanzo di Louise Fein, tradotto in più di dieci Paesi e ispirato alla vicenda del padre della scrittrice, che si rifugiò in Gran Bretagna negli anni Trenta per fuggire alla barbarie nazista. La storia è raccontata in prima persona da Hetty, anche attraverso le pagine del suo diario, che lei scrive come sfogo e analisi interiore, sentendosi sempre più sola e confusa di fronte agli eventi. Seguiamo così la maturazione personale ed emotiva, ma anche ideologica e morale della protagonista: il suo infatti non è un semplice processo di emancipazione, tipicamente adolescenziale, dai genitori, ma un’autentica e sofferta presa di coscienza dei valori su cui fondare la propria esistenza. Giorno dopo giorno Hetty si rende conto di vivere in un mondo pieno di menzogne e di finzione, in cui è sempre più difficile distinguere il vero dal falso, la ragione dal torto: mente il regime che inculca nell’opinione pubblica la paura di un complotto giudaico internazionale; mentono i giornali costruendo notizie ad hoc per alimentare l’antisemitismo sempre più diffuso; fingono gli adulti per coprire le proprie debolezze e meschinità; fingono anche, però, tanti cittadini tedeschi che non possono manifestare liberamente la loro opposizione al nazismo, combattendo così una silenziosa e quotidiana lotta interiore come forma di resistenza. Quando Hetty ha l’opportunità di vedere il “nemico” con occhi diversi e di riconoscere nell’altro un essere umano, riesce anche a comprendere da che parte stare e a scegliere la “versione giusta della storia”.