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La figlia del Vesuvio

La figlia del Vesuvio

Salerno, febbraio 1875. Barba folta, baffi neri e occhi azzurri, Diego Coda ha una trentina d’anni ed è un grossista di stoffe. Conosce il mestiere fin da quando era un ragazzino e usava accompagnare il padre nei suoi giri. Allora come ora si spostava su un calesse, ma quello di suo padre era parecchio più sgangherato rispetto a quello su cui si muove ora. Diego guida il calesse verso la fabbrica Schulz a Pellezzano ed è distratto da molte preoccupazioni. La moglie Agnese sta per partorire per la terza volta e lui, anche se le ha promesso che oggi rientrerà a casa presto, sa benissimo che non è vero. Il lavoro lo impegna parecchio e lui teme di non fare in tempo ad assistere all’arrivo del figlio o a chiamare la levatrice, anche se le cognate, a dire il vero, sono state avvertite. E sono le otto di sera quando la piccola viene alla luce. Diego è rientrato da pochissimo e ha trovato la casa in fermento: pentoloni d’acqua sul fuoco e pezze di stoffa pronte per la madre e il nascituro. Quando, più tardi, Diego è ai piedi del letto con la piccola in braccio, Agnese gli comunica che si chiamerà Elvira, come la nonna. Diego guarda la figlia e le promette che non la manderà a lavorare in fabbrica. La farà studiare e le regalerà il miglior futuro possibile. La madre, più pratica, pensa invece che la figlia dovrà cercarsi presto un bravo giovane, meglio se ricco, che voglia sposarla. Passano gli anni, i mesi e le stagioni. Elvira è orma una giovinetta, ma di sposarsi non se ne parla affatto. La giovane ama essere corteggiata, ma detesta la civetteria che nasconde un secondo fine. Come il padre, pensa che per riuscire nella vita occorre lavorare duro e impegnarsi a fondo. Elvira e la madre, invece, hanno una visione opposta, ma coltivano passioni comuni: una su tutte è l’amore per l’arte e la bellezza. Vanno insieme a mostre e concerti. Quando si recano al Teatro Municipale di Salerno per assistere alla Carmen, Elvira resta estasiata dall’opera e da Arturo, un giovane dall’aria emaciata sul quale la ragazza fantastica a lungo: con lui andrebbe anche in capo al mondo...

La chiamavano la marescialla ed era una donna determinata e decisa. Era disposta a tutto pur di soddisfare la sua principale ambizione: quella di fare cinema, o per lo meno contribuire alla sua diffusione. Elvira Notari è la pioniera del cinema muto italiano ed è la prima regista donna del nostro Paese. Emanuele Coen ha scritto un testo che, partendo dalla biografia di questo personaggio eclettico e interessantissimo – di cui purtroppo si parla troppo poco – diventa un vero e proprio romanzo, capace di raccontare una vita interessante e appassionata, inquadrata in un periodo storico che risulta ben tratteggiato in ogni pagina. Nata a Salerno nel 1875, Elvira approda a Napoli dove scopre il cinema grazie alle proiezioni sul telone bianco posto sulla facciata dei Grandi magazzini Mele. L’amore della donna per il cinema va a braccetto con la passione per il marito Nicola, illustratore. Insieme, i due realizzano un sogno e ben presto i film di Elvira, proiettati nella stessa Galleria che fu galeotta del loro incontro, vengono presi d’assalto. Una sessantina di film più qualche centinaio di documentari che sono notevoli successi in Italia e all’estero, inclusi gli Stati Uniti, dove le copie dei suoi film arrivano di contrabbando, nascoste nei bauli degli emigranti. Già, perché alla censura fascista non garbano affatto i film diretti da una donna, e che per di più parlano di donne libere, e magari anche un po’ libertine. Una rivoluzione vera e propria quella di Elvira Notari, figura intrigante e modernissima, schietta e appassionata, cui si può imputare un solo errore, fatale: non essere capace di rinnovarsi e adeguarsi ai tempi con l’arrivo del sonoro. Una storia davvero interessante, la cui memoria va assolutamente tramandata, affinché non si coprano di polvere i ricordi di una carriera fulminante e di un’anima coraggiosa, modernissima e un po’ visionaria. Sembra quasi certo che il libro diventi presto un film. L’autore stesso ne parla, ipotizzando addirittura qualche nome adatto a interpretare il ruolo della regista campana: “Mi piacerebbe che Elvira Notari fosse interpretata da un’attrice, una donna del sud. Mi vengono in mente tre nomi: Cristiana Dell’Anna, Alessandra Mastronardi, Francesca Ritrovato”.