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La finestra russa

La finestra russa

Rudi Stupar è un inetto, uno che nella vita è riuscito a inanellare un fallimento dietro l’altro, tanto nella vita professionale quanto nel privato. Ha quarant’anni, e si mette a ripercorrere i maggiori eventi della sua vita. Figlio di una modista e di un più anziano giornalista di provincia, cresce in una piccola cittadina serba. Respinto per due volte agli esami di ammissione all’Accademia di recitazione, si trasferisce a Belgrado per studiare Germanistica. Ma anche qui fa ben pochi sforzi, e crede di essere oggetto di antipatie da parte dei professori. Da Belgrado si trasferirà a Budapest e poi in Germania, dove troverà lavoro come truccatore di defunti. Alisa, Agata, Natalija, Neda, Edina... tante le donne che conoscerà, ma nessuna davvero importante: con loro cercherà un’intimità solo superficiale, interiormente spaventato dal corpo femminile...

Una macchina da cucire Singer, trovata in un appartamento di Budapest, mette in moto il meccanismo dell’autoanalisi. E se gli eventi della sua vita sono ben poco degni di nota, è proprio nel flusso di coscienza di Rudi il punto forte del romanzo, in questa analisi di sé e delle sue relazioni con gli altri. Finalmente il protagonista si guarda indietro e dentro, individuando tutte le strategie messe in atto per sfuggire in qualche modo a se stesso. Come tutti gli uomini senza qualità, nella migliore tradizione del romanzo europeo ottocentesco e novecentesco (leggi Oblomov, Zeno Cosini), Rudi spende le sue energie nel pensiero invece che nella vita pratica, dove sostanzialmente non realizza niente di buono, né troppo si interessa alle vicende storiche che attraversano il suo Paese, cioè la guerra dei Balcani. Particolarissimo anche il primo capitolo, un lungo monologo di Danijel, degno compare (monomaniaco) di Rudi. Anche Danijel fa il punto della sua vita con rapide pennellate di colore, ma alcune hanno tonalità inquietanti, come l’esaltazione dell’ordine o il racconto di donne dalla fantasia malata (o lo è quella del narratore?). Il titolo del romanzo è tratto proprio da questo monologo: i suoi nonni abitavano nell’alloggio riservato ai capistazione, fino a quando dovettero andar via, portando con sé tutti gli oggetti della casa. In mezzo a tutti quei cambiamenti, solo l’aria fresca continuò a passare attraverso la piccola apertura alla base della lunga “finestra russa” chiamata fortočka dai russi (l’unica apertura utilizzata durante l’inverno, quando le finestre vengono stuccate e chiuse ermeticamente). Nonostante l’inverno, Rudi ha deciso di aprire questa finestrella e di far entrare una ventata d’aria fresca.