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La fioraia del Giambellino

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Da quando una reginetta televisiva ha definito magico - e soprattutto portafortuna - il bouquet che ha confezionato per le sue nozze, Libera è oberata di lavoro e di richieste. E per fortuna, dal momento che quello di preparare i bouquet nuziali nel suo laboratorio, annesso al casello ferroviario in cui abita con la figlia Vittoria che di mestiere fa la poliziotta - e, di tanto in tanto, con l’eccentrica madre Iole - è diventato il suo unico lavoro, dopo che si è vista costretta a chiudere per sempre la sua libreria. Certo è che si tratta di un impiego che la tiene occupata davvero per molte ore al giorno e le lascia poco tempo per dedicarsi alla sua grande passione: la lettura. Quanto vorrebbe pescare tra gli scaffali della sua libreria, beccare un romanzo di Scerbanenco, sedersi in poltrona e perdersi tra le pagine del libro. Invece no, deve concludere il bouquet che tiene tra le mani. E deve darsi una mossa, pensa proprio mentre la porta del laboratorio si spalanca e una giovane dai capelli biondi increspati dall’umidità - piove senza sosta, in quella strana estate che pare un autunno - fa il suo ingresso nel laboratorio. Si chiama Manuela, è elegante e curata ma non sembra felice. Racconta di avere intenzione di sposarsi nel mese di febbraio e desidera che tutto sia perfetto. Per esserlo, tuttavia, è necessario che Libera la aiuti a ritrovare suo padre. In realtà non lo ha mai conosciuto e non ha la più pallida idea di come si chiami e dove viva, anche perché sua madre si è sempre rifiutata di darle notizie in questo senso. Anche Libera non ha mai conosciuto suo padre: sua madre Iole è sempre stata - e lo è tuttora - una sostenitrice dell’amore libero. Per fortuna, però, lei è cresciuta con nonno Spartaco, il ferroviere da cui ha ereditato il casello, e non ha mai sentito il vuoto di cui Manuela le parla, il vuoto di chi non ha radici…

Un bouquet coloratissimo, molto giallo ma anche un po’ rosa; una composizione perfetta confezionata con garbo e fantasia, unendo a una donna coraggiosa, al netto dei mille dubbi che la affliggono, talentuosa e dotata di un fiuto eccezionale per l’indagine, una figlia giovane poliziotta di professione, ragazza tenace e intraprendente, e una nonna, ex (mica tanto) figlia dei fiori e hippie, allergica a tutto ciò che anche solo vagamente abbia il sapore di regole e convenzioni. Questo è il romanzo di Rosa Teruzzi - esperta di cronaca nera e caporedattore della trasmissione televisiva Quarto grado -, secondo capitolo della serie dedicata ai delitti del casello. Eh sì, perché le singolari Miss Marple del Giambellino vivono proprio in un casello ferroviario - l’eredità di nonno Spartaco, ferroviere con la passione per piante e fiori - dove Libera ha realizzato un laboratorio nel quale confeziona bouquet da sposa, che si dice in giro portino molta fortuna. E al vecchio casello, oltre alle spose più eccentriche e alle wedding planners più insopportabili, ogni tanto bussa anche qualcuno che ha bisogno di ricorrere al fiuto investigativo di Libera &Co. Questa volta si tratta di una giovane ragazza che sogna, come tradizione vuole, di essere accompagnata all’altare dal padre. Peccato che di lui non sappia nulla e l’unica depositaria di ogni segreto che lo riguardi, la madre, non abbia intenzione di rivelare alcunché. La fioraia con l’hobby dell’investigazione e l’eccentrica madre avviano così le loro improbabili indagini che le conducono - non senza momenti davvero esilaranti - alla scoperta di verità scomode e piuttosto scottanti, che starà a loro decidere se rivelare o meno alla giovane futura sposa. Una storia completamente scevra di violenza, in cui a dominare sono appunto le verità taciute, le stesse verità di cui anche Libera, rimasta vedova pochi anni dopo il matrimonio, è alla ricerca, relativamente all’assassinio del marito, ancora avvolto nel mistero. Con uno stile semplice ma estremamente efficace e intrigante, la Teruzzi prende per mano il lettore e lo conduce tra le vie di un quartiere popolare milanese, in un agosto umido e piovoso, fino all’incontro con tre donne singolari e interessanti, delle quali si ha voglia di sentir parlare ancora e ancora.