Salta al contenuto principale

La foresta delle farfalle monarca

La foresta delle farfalle monarca

Basta un attimo di distrazione del suo compagno Erol, a Leila, per farle decidere di troncare la loro relazione. Infuriata, gli svuota in faccia il bicchiere di Porto e se ne va dal Covo, l’anonimo locale semideserto dove lei da circa mezz’ora gli sta parlando di cose intime e importanti, mentre lui distratto spazia con lo sguardo perso e immagina a occhi aperti la storia di un caballero e di Severina e Quintino, delle pistole d’argento arroventate da un caldo insopportabile e impolverate di terra rossa. Leila rimasta senza ascolto abbandona Erol, invece Severina Moral resta con la sua pretesa di essere raccontata, l’urgenza di uscire dalla mente di uno scrittore che non sa di esserlo per fissarsi sulla carta. Severina che si ripresenterà a Erol per molte altre notti, la sua ombra dai lunghi capelli che gli danza accanto, in ogni viaggio della mente attraverso altri viaggi nello spazio, per lavoro, in alberghi solitari e sconosciuti, mentre egli cerca nell’essenzialità del trolley qualcosa che lo faccia sentire a casa o mentre rincorre un obiettivo attraverso una scelta senza che sia necessariamente quella più giusta. Severina e Quintino, il giorno del loro matrimonio in una chiesetta bianca gremita di amici e parenti, il silenzio straziato da urla di terrore e colpi di pistola…

Un metaromanzo, una storia nella storia, due vicende lontanissime per tempo e spazio, separate solo da poche pagine e da un font diverso: Erol Ciorba racconta una storia e le due vicende si intrecciano e si confondono l’una nell’altra, tra l’Italia contemporanea e il Messico del XIX secolo. Un romanzo complesso e talvolta poco scorrevole: numerosi i flashback che interrompono la narrazione e che talvolta sembrano inseriti a forza, senza continuità, compiendo anche salti spazio-tempo che impongono grande attenzione al lettore, spesso un po’ spiazzato anche dalla dimensione onirica o allucinatoria di alcuni passaggi. Sicuramente Roberto Gassi ha voluto rendere omaggio all’arte di Quentin Tarantino con la descrizione di alcune scene molto vicine allo stile di Pulp Fiction (di cui il protagonista ha, peraltro, il poster appeso in casa). La foresta delle farfalle monarca chiude la trilogia dell’insetto e a dispetto della prima impressione parla non solo di vendetta, sicuramente punto nodale dell’opera, ma anche d’amore, declinato in svariate forme: l’amore sofferto, perso e ritrovato, l’amore dimenticato o rifiutato, l’amore vendicato, l’amore che fa morire o sopravvivere, l’amore che protegge. Uno stile peculiare, evocativo e simbolico, anche nella scelta di utilizzare le farfalle monarca che, secondo una credenza locale, nel Dìa de los Muertos, trasportano sulle loro ali lo spirito dei defunti che tornano per proteggere i santuari dai non credenti, vegliando sulle anime perdute.