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La foresta trabocca

La foresta trabocca

Tetsuya è uno scrittore. Non uno di quelli acclamati dalla critica, ma comunque con il suo primo romanzo è riuscito ad attirare qualche lettore curioso. Rui Nowatari, la moglie, vive con disagio l’inizio di fama di Tetsuya. Il romanzo racconta della loro storia d’amore, dagli inizi della loro intimità fino al tempo presente, segnato da silenzi e tradimenti commessi dal marito. È doloroso che la gente sappia e, soprattutto, che l’abbiano scoperto insieme a lei. Questo romanzo che cosa sarebbe stato senza il suo inconsapevole contributo? Nulla. Tetsuya lo sa bene ed è questo a rendergli sempre più difficile il dialogo con la moglie. Prova rabbia, chiedendosi come un uomo come lui possa dovere la sua fama ad una donna. La sua donna. Quando una mattina Rui mangia la ciotola di semi che intendeva piantare nel giardino, la rabbia si trasforma in orrore. I semi iniziano a germogliare sul suo corpo, fino a trasformarla in una rigogliosa foresta. Della donna che ha sposato non rimane traccia: solo foglie, rami e muschio a coprire la camera da letto che hanno condiviso finora. Da quel giorno Tetsuya si rifiuta di entrare in quella stanza. È a Sekiguchi, il suo editor, che affida il compito di innaffiare la moglie, inducendolo a scappare dalle pazzie dello scrittore alla prima occasione. Nemmeno un gesto di premura, ha intenzione di concedere. La rabbia non fa che aumentare perché sente crescere qualcosa nel suo animo di scrittore. La moglie tramutata in foresta sta diventando una storia che esige di essere scritta. La asseconda ed ecco arrivare il tanto agognato riconoscimento: la vittoria di un premio letterario. Di nuovo grazie alla moglie. Kanon, la nuova editor, sembra avere la risposta che necessitava da tempo: smetterla di nascondersi dietro agli altri e parlare, finalmente di sé stesso. La parte più profonda della sua intimità è racchiusa dietro una porta. È ora di rientrare in quella stanza e affrontare il suo passato. Così abbassa la maniglia della vecchia camera da letto ed eccolo investito dalla foresta, più fitta di quanto potesse mai immaginare, e una ragazza, bellissima, che sembra essere uscita dai suoi ricordi...

Maru Ayase, è un’autrice giapponese che, dopo la vittoria di numerosi premi letterari nel suo paese, arriva in Italia con il suo primo romanzo tradotto, questo La foresta trabocca. Con una scrittura elegante e leggera analizza i ruoli di genere, il lavoro e il compito morale dello scrittore. La prima tematica, nonché fondamento della storia, è data dal rapporto tra Tetsuya e la moglie Rui. Il marito è uno scrittore infedele, patriarca, narcisista e indifferente. Causare dolore alla moglie è la sua normalità. Quando erano giovani, l’ha desiderata finché non l’ha ottenuta. Dopo averla vista lavorare come cameriera, nella sua pudica maglietta bianca senza alcuna pretesa, ha deciso che sarebbe stata sua: una moglie bella, ma ingenua. Già avvezza ai lavori di casalinga e dal temperamento mansueto. Una volta ottenuta la donna che voleva, ha smesso di occuparsene, delegando a lei il compito di adempiere ai suoi bisogni. Il lavoro invece è il tema affidato a Sekiguchi e Kanon, i due editor che Tetsuya conosce durante la storia. Il primo adempie ad ogni desiderio dell’autore. Si siede accanto a lui ore intere a guardarlo scrivere, senza disturbarlo, senza proferire parola e, ovviamente, senza correggere una sola riga del suo testo. Quando riceve l’ordine di innaffiare la moglie del suo capo e di non chiamare per nessun motivo l’ospedale lui non è in grado di disubbidire, preferendo scappare dopo aver compiuto il suo dovere. Kanon è invece una neofita. Tetsuya è il primo vero autore con cui lavora e non accetta di guardarlo operare in silenzio. Vuole smuoverlo, esercitare la passione che l’ha indotta ad intraprendere la sua carriera. Ecco che grazie ai due editor l’autrice si interroga su uno dei temi sociali fondamentali della realtà nipponica: il lavoro, giorno dopo giorno, disumanizza? La disumanizzazione è proprio ciò che permette il collegamento dell’intero libro, fino alla terza tematica riguardante il ruolo dello scrittore. Esso viene definito da Kanon come un parassita che sfrutta la vita ed il dolore altrui per evitare di interrogarsi troppo su sé stesso. È così che i personaggi vengono denudati. La moglie di Tetsuya è diventata oggetto dopo il matrimonio, disumanizzandosi fino a tramutarsi in una foresta: unico luogo di libertà, lontana da ogni imposizione sociale e di genere. A vincere sull’uomo è la natura primordiale.