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La fortuna di Finch

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Mentre gli uomini sono radunati nella camera di Ernest e sorseggiano il tè – Ernest, convinto come al solito di essere sul punto di prendere uno dei suoi soliti raffreddori, suo fratello Nicholas preoccupato per il suo Yorkshire terrier, Nip, che pare un po’ giù di corda e non ha insistito per avere i soliti bocconcini che ogni giorno reclama – le donne di casa e il fratello minore della famiglia Whiteoak – Wakefield, tredici anni – sono nel salotto, alla luce del crepuscolo che entra dalle finestre esposte a sud-ovest. Si lamentano del fatto che Finch fino a poco prima era lì con loro e le intratteneva suonando il pianoforte. Poco dopo, però, non ha resistito al richiamo degli zii e del fratello maggiore Renny e li ha raggiunti. Alayne osserva che quella dei Whiteoak è una famiglia davvero unita e raramente le è capitato di vedere una forza magnetica simile a quella che attrae fratelli e zii appartenenti a quel nucleo. Wakefield ascolta attento e ogni tanto interviene. Non si sente ancora pronto lui, a raggiungere il resto degli uomini. Preferisce stare lì, ad osservare Pheasant sferruzzare un maglione, seduta accanto alla finestra con la testa china sul lavoro, i capelli tagliati corti e il collo esile. Quando l’oscurità si infittisce e Pheasant si alza per accendere la lampada bassa sul tavolo al centro della stanza, Alayne e Wakefield le suggeriscono di accendere invece le candele. Il ragazzino, in particolare, ama la luce della candela, che sembra accarezzare il pallore delle sue guance e le profondità dei suoi occhi nocciola, oltre che le mani affusolate di Pheasant, che muovono svelte i ferri sul maglioncino rosso brillante che sta realizzando. Alayne, intanto, si muove per la stanza e finisce per avvicinarsi allo specchio, per scrutare da vicino il proprio riflesso. È sposata con Renny da dieci mesi e ancora non le è chiaro in che modo suo marito concepisca la vita e l’amore. Renny è sempre e solo assorbito dalla sua vita quotidiana e Alayne non fa che chiedersi se l’uomo la ami ancora e quale sia l’intensità dei suoi sentimenti…

Nel terzo volume della saga frutto della penna e della fantasia di Mazo de la Roche – scrittrice canadese, prima donna a vincere il prestigioso Atlantic Monthly Prize – il lettore continua a seguire le vicende della famiglia Whiteoak. In particolare, il riflettore è puntato su Finch, ormai diciottenne ed erede delle fortune lasciate dalla nonna. Il giovane fatica a reggere la pressione che una simile responsabilità comporta. I familiari, inoltre, sono convinti che lasciare a un ragazzo tanto giovane un patrimonio tanto ingente sia tutt’altro che una buona idea: il ragazzo, se non opportunamente consigliato, potrebbe finire per scialacquare una fortuna. E allora Finch non spende nulla per sé: aiuta gli zii ad incontrare la loro sorella, compra un’auto a uno dei fratelli, aiuta economicamente un’amica dello zio e il fratello Eden, squattrinato e malato. Tutti in famiglia beneficiano della generosità di Finch, ad eccezione del fratello maggiore Renny, suo tutore, parecchio infastidito dalla decisione di Finch di interrompere gli studi e anche le lezioni di piano. Ecco quindi che Mazo de la Roche mostra le crepe che si delineano all’interno di una famiglia che si è imposta e arricchita grazie alla fatica e al lavoro, insieme alla sensazione di inettitudine che finisce per causare dolori e dispiaceri nel giovane Finch, che reputa se stesso null’altro che un inconcludente, specie agli occhi del fratello maggiore. Screzi e rivalità interne vengono a galla, insieme al senso di inadeguatezza e alla necessità di cercare nuovi equilibri. Ecco allora che lo spazio della narrazione si espande ed esplode prepotente il bisogno di allontanarsi per capire se Jalna sia davvero il luogo in cui fermarsi, si sia davvero casa. E tra i personaggi in movimento, oltre a Finch e ad Alayne, che hanno necessità di mettere distanza tra sé e gli altri per ricercare il loro posto nel mondo, ci sarà anche colui che di Jalna incarna l’anima: Renny. Terzo centro per l’autrice canadese, terzo racconto profondo e avvincente e terza storia da leggere tutta d’un fiato.