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La forza della ragione

La forza della ragione
Come previsto La Rabbia e l’Orgoglio, caustico pamphlet scritto a ridosso degli attentati dell’11 settembre 2001, ha scatenato un vespaio di polemiche. Oriana Fallaci viene condotta al rogo come un novello Mastro Cecco dai soliti professionisti del perbenismo, dalle cicale del pensiero omologato, dai “pacifinti” delle bandiere arcobaleno, dai terzomondisti modaioli e persino da qualche comico di quart’ordine. Stavolta Oriana, più calma ed equilibrata, preferisce rispondere con la Ragione, una ragione forte e solida con cui smascherare le ipocrisie e gli atteggiamenti suicidi di un Occidente molle e decadente…
La crocifissione era dietro l’angolo. Soltanto un inguaribile ottimista avrebbe potuto credere che il messaggio astioso ma lucido di Oriana Fallaci sarebbe passato indenne sotto le forche caudine dell’informazione e di un pensiero miseramente prostituito alle facili lusinghe del relativismo ad ogni costo e al fascino esotico del terzomondismo. Con La forza della ragione la nota giornalista fiorentina non solo si toglie qualche sassolino dalla scarpa nei confronti di chi, in nome di una satira irrispettosa e volgare ha osato deridere persino la malattia che la porterà alla morte, ma anche nei confronti dei tanti amici divenuti ex-amici per colpa delle posizioni nettamente anti islamiche assunte dall’autrice di Un uomo e Insciallah. Lungi tuttavia dall’essere una mera contro-accusa verso chi l’ha aggredita verbalmente e giudiziariamente, La forza della ragione prosegue  l’analisi sull’indebolimento dell’Occidente e sul pericoloso rafforzamento del pericolo islamico, rafforzamento che si avverte sul piano militare, spirituale e, soprattutto, demografico. Riprendendo - non so quanto consapevolmente - la tesi huntingtoniana dello scontro di civilità, Oriana Fallaci mette in guardia il mondo “civilizzato” dalle mire espansionistiche e terroristiche di un Islam violento e retrogrado. Al solito, spetta al lettore condividere o meno quanto espresso in questo saggio dinamitardo ma meno incisivo rispetto al suo predecessore.