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La fotografa degli spiriti

La fotografa degli spiriti

Torino, maggio 1908. È costretto a lavorare nello studio legale di famiglia, l’avvocato Edmondo Ferro. Si tratta di un’attività – il Premiato studio legale Ferro, Avvocati dal 1807 – cui fatica a sentirsi legato; per di più lo zio Eugenio, che lavora nello stesso studio, non perde occasione per riversare nelle orecchie del nipote prediche e rimproveri quotidiani, che hanno finito per abitare ogni angolo del suo essere. La voce dello zio rimbomba in lui, con i suoi “Dovresti vergognarti di te stesso! Butti alle ortiche una fortuna che tanti, più meritevoli di te, non hanno ricevuto!”. Ma cosa ci può fare lui, se alle leggi preferisce la lettura? Che colpa ne ha se, anziché perdere tempo in pratiche aride e complesse, sogna di trascorrere tutto il tempo di cui dispone a leggere le avventure di personaggi di carta, tratteggiati con tanta accuratezza da scrittori pieni di fantasia, capaci di imbrigliare la sua attenzione? L’unica cosa che il povero Edmondo può fare, per evitare che lo zio continui a trafiggerlo con le sue pungenti osservazioni, è darsi una raddrizzata, impegnarsi esclusivamente nel lavoro e, magari, prendere moglie. Potrebbe trovarla con facilità, se solo si guardasse intorno, invece di tenere il naso perennemente piantato tra le pagine di un libro. A dir la verità, Ferro non è una gran bellezza: ha la schiena un po’ incurvata, il naso aguzzo e i capelli radi che virano verso il grigio; è basso e magrino e assomiglia a un rapace spennacchiato. Tuttavia Torino è una città ricca di donzelle alla ricerca di un marito benestante, unico modo per dare maggior spessore alla loro condizione. Vero è che Edmondo Ferro non vuole essere un marito di comodo, come quelli che anche molte delle ragazze di campagna desiderano. Si tratta di giovani che, convinte di aiutare la famiglia d’origine o animate dal profondo desiderio di trovare una situazione migliore, decidono di lasciare il Piemonte e di emigrare. La giovane Pia è una di esse: il fotografo che l’ha immortalata in uno scatto l’ha convinta a sposarsi per procura e ad andare in Argentina. Lì l’aspetta il suo sposo, un uomo a cui Pia deve offrire la sua vita così, a scatola chiusa, senza averlo mai visto in faccia...

Un’attività di avvocato che sta stretta e viene esercitata controvoglia; un fotografo/sensale che spinge molte giovinette a lasciare la famiglia e la casa per andare a cercar fortuna dall’altra parte del mondo; una strana pratica che ha preso piede nei salotti della borghesia e che scomoda addirittura gli spiriti dei trapassati. Questi sono alcuni tra gli elementi del nuovo romanzo di Desy Icardi – autrice torinese i cui romanzi hanno ottenuto un buon successo in Italia e all’estero – che continua la sua pentalogia dedicata ai cinque sensi. In questa storia a dominare è la vista: la macchina fotografica, elemento spesso presente nella vicenda, immortala un’immagine o un momento e suscita emozioni in chi vede, ma anche in chi è visto. In particolare, due sono le voci narranti che animano le pagine del romanzo: Edmondo Ferro, avvocato per forza e appassionato lettore, e Pia Martinot, diciannovenne figlia di agricoltori piuttosto poveri. Le vicende dei due scorrono parallele fino a incrociarsi e a rivelare il loro tratto comune: la capacità di opporre resistenza a quel destino che altri hanno disegnato per loro e la ricerca della propria vera vocazione. Tra immagini storiche accuratissime, che rivelano l’approfondita ricerca condotta dall’autrice, e scene in cui a risaltare è il linguaggio infarcito di espressioni dialettali dell’epoca, la Icardi offre al lettore una storia originale che affronta, tra le righe, tematiche importanti: la condizione sociale femminile all’inizio del secolo scorso, solo per fare un esempio, e la consapevolezza che, alla base di una vita davvero degna di essere vissuta, vada ricercato sempre il diritto a inseguire le proprie personali idee di felicità e realizzazione. Una lettura godevole, un impianto narrativo ben architettato e una serie di personaggi accattivanti, che conquistano fin dalle prime battute.