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La goccia che apre le ombre

La goccia che apre le ombre

25 aprile 2011, Maremma toscana. Un ragazzo come tanti altri, un bravo ragazzo empatico e allegro, diciottenne neopatentato, chiede in prestito l’automobile della mamma per trascorrere una serata con gli amici. I festeggiamenti si prolungano fino alla mattina seguente, grigia mattina di una sonnolenta e piovosa Pasquetta, quando la comitiva di ragazzi decide di recarsi ad un rave party. Nei pressi di Sorano, una pattuglia di carabinieri ferma l’auto per controlli e constata che gli occupanti sono sotto l’effetto dell’alcool. A quel punto si scatena una violenza inaudita, i carabinieri vengono aggrediti alle spalle con un palo trovato nel vigneto accanto alla strada. Antonio Santarelli, che era di servizio per caso, avendo cambiato il suo turno di lavoro, viene gravemente ferito. Rimarrà per un anno in stato vegetativo a causa delle percosse subite, prima di abbandonare definitivamente la vita. Il suo collega Domenico Marino perde un occhio. Il giovane Matteo, colpevole dell’inaudita violenza, è tradotto in carcere. Dopo un mese circa dal fatto, i suoi genitori scrivono alla vedova del carabiniere Santarelli una lettera nella quale chiedono perdono per l’azione compiuta da loro figlio, della quale si sentono responsabili. Con grande coraggio e profonda umanità, la donna, che ha anche lei un figlio, decide di accettare la richiesta di perdono e di rendersi partecipe del percorso di rieducazione di Matteo...

Il libro reca come sottotitolo Storie di cammini e sostiene la tesi che il bene può superare e sovrastare il male ma che, affinché ciò avvenga, è fondamentale giungere al perdono e alla riconciliazione. La vedova del carabiniere motiva infatti la propria coraggiosa scelta affermando: “Il rancore ti condanna sempre all’istante passato”. Le due donne che, incontrandosi, non negano la giusta pena, ma salvano l’umanità del condannato e abbandonano ogni spirito di vendetta e di rancore, si dimostrano dunque capaci di trarre ciascuna dal proprio dolore un percorso comune, importante anche per l’educazione e il futuro dei loro figli. L’opera si avvale dei contributi di Gherardo Colombo, già magistrato, di Daniela Marcone, vicepresidente di Libera, e di don Antonio Mazzi, fondatore della Comunità Exodus. Tutti e tre analizzano non solo il valore del perdono che, precisano, non significa cancellazione della colpa, ma anche il significato della pena. Seguono quindi altre testimonianze relative a fatti di cronaca nera: quella della moglie di Gaetano Montanino, guardia giurata di Napoli, uccisa durante un turno di lavoro; quella di Agnese, figlia di Aldo Moro; quella di Carmelo Musumeci, condannato per omicidio. Conclude Lucia Aterini, autrice del libro e giornalista del quotidiano “Il Tirreno”: “Ho voluto raccontare questa storia, per me unica e sconvolgente, perché le due donne hanno messo in moto una storia di amore e di perdono dando luogo a un esempio di giustizia riparativa dove le parti, che dovrebbero essere antagoniste, si mettono insieme per riparare i danni di chi ha subito la violenza e dando un’altra possibilità a chi ha commesso il reato”.