In un ampio ufficio arredato in modo rigido e formale Piccoli, un funzionario del Ministero, siede immobile dietro una pesante scrivania, parla con il suo segretario Mario Lasagna e si accorda con lui sul metodo migliore per sbarazzarsi delle persone che in sala d’aspetto già da molte ore attendono di parlare con lui di questioni molto importanti, questioni che Piccoli ben conosce e che proprio per questo vuole evitare in tutti i modi. Faranno in modo che dopo una mezz’ora una telefonata di “vitale importanza” lo costringerà a doversi occupare di altro. E così Piccoli si finge disponibile, ascolta le ragioni degli attivisti, i loro dubbi, le preoccupazioni. Nell’ufficio del funzionario si alternano il giornalista Yambo, la stampa e i delegati di Liberowanna e del Ministero dell’Ambiente - tra cui Bovoletta, Zampanaro, Stella, Arnabella e Micaela Villegas - in un continuo rimpallo di responsabilità, scuse e scambi formali. Al centro dei colloqui c’è la gestione dell’acqua, i costi della risorsa e le tensioni sociali legate alla sua carenza. Tutto questo va avanti fino all’arrivo improvviso di una delegazione mista di cittadini e alla notizia di un’emergenza che irrompe nella quiete immobile dell’ufficio…

L’opera di David Manzoni utilizza la forma della farsa e della satira corrosiva per smontare le dinamiche del potere e dell’indifferenza istituzionale. L’ambientazione futuristica e distopica è uno specchio deformante dei nostri tempi infetti, un atto di denuncia nei confronti del water grabbing e della mercificazione esasperata dei beni primari. Siamo ben lontani dalla retorica ecologista di grana grossa per puntare direttamente sulla distorsione burocratica e sulla spersonalizzazione umana. I personaggi non sono eroi tragici, ma maschere della mediocrità contemporanea: funzionari cinici, giornalisti in cerca di uno scoop comodo e delegati abituati a barattare i diritti fondamentali con la conservazione del proprio piccolo privilegio. La scrittura ha un ritmo serrato: si susseguono battute taglienti e dialoghi incalzanti che evitano i toni melodrammatici per privilegiare invece un’efficacia grottesca. Il testo è un lucido atto d’accusa contro l’inerzia e l’assuefazione collettiva, dove la parola teatrale restituisce la misura esatta di un mondo che, di fronte alla catastrofe, continua a discutere di moduli, competenze e protocolli.