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La guerra secondo Barnaba

La guerra secondo Barnaba

Barnaba è un tipo semplice, per certi versi quasi infantile. Lui odia fare del male alle creature viventi, e persino quando suo padre va a pesca si sente profondamente addolorato: ritiene che i pesci non meritino un simile trattamento. Barnaba inoltre ama Fiorenza, aiuta i genitori in casa quando può e talvolta racconta anche storie alla sorellina affetta da una malattia che la costringe sulla sedia a rotelle. Un giorno avviene però un fatto destinato a segnare per sempre l’esistenza del giovane: scoppia la guerra, e lui deve perciò unirsi all’esercito del Re per difendere la patria nel conflitto. È dunque necessario partire per il fronte, ma nella sua semplicità Barnaba lo fa a piedi. Inizia così un viaggio, una peregrinazione buffa e dolce, in cui lui incontra molte belle ragazze bisognose d’aiuto e d’amore (e Fiorenza? È ancora e sempre nei suoi pensieri, ma quelle ragazze sul cammino son davvero troppo belle per essere ignorate), aiuta la sorella maggiore a fuggire dal convento in cui era stata ingiustamente rinchiusa, salva una neonata, spezza la canna da pesca a un malcapitato pescatore, e così via. Mille piccole peripezie che sembrano rimandare costantemente il suo arrivo al fronte e che, in fin dei conti, si riveleranno la sua salvezza...

Un libro non si giudica dalla copertina, e non è mai stato tanto vero come in questa occasione. La copertina di questo romanzo infatti ha un retrogusto naif, quasi casalingo, che potrebbe far storcere il naso, eppure poi quando si iniziano a leggere le vicende di Barnaba ci si sente divertiti e rallegrati. Soprattutto nei primi capitoli Marco Paoli riesce a costruire uno stile leggero ma non banale, con un salto repentino dalla terza alla prima persona che lascia sorpresi (e che non spiego per non rovinare appunto la suddetta sorpresa). Non è ben chiaro poi a quale guerra si debba recare il protagonista, giacché i riferimenti storici sono pochissimi e sempre immersi in un sapore fiabesco, ma non importa: questo non è un romanzo storico. Se dunque all’inizio il testo sorprende per la sua bellezza inaspettata, è però anche da rilevare un progressivo calo di qualità nel corso delle pagine: la trama procede infatti con molteplici eventi e incontri che alla lunga risultano un po’ ripetitivi nelle meccaniche, lo stile tende anche a uniformarsi e a non sorprendere più come nelle ben più curate pagine iniziali e, in particolare, il numero di refusi e ripetizioni si fa troppo elevato. In conclusione, questo è un libro che si rivela migliore di ciò che si potrebbe temere in principio, ma che con alcuni accorgimenti tecnici e narrativi (per certi versi anche semplici da attuare) sarebbe potuto risultare drasticamente migliore ed essere così promosso a pieni voti.