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La lega degli uomini spaventati

La lega degli uomini spaventati

I peccati del passato esigono prima o poi la loro espiazione. E quello commesso nei confronti di Paul Chapin non fa eccezione. Uno scherzo idiota finito male ordito dai suoi compagni universitari, ed ecco che Paul rimane storpio a vita. Gli anni passano, Paul diventa uno scrittore affermato, la vita sembra averlo voluto ricompensare e quel triste episodio forse è ormai sepolto nella memoria. Niente più rancore, niente più acrimonia. Un giorno tuttavia uno dei vecchi compagni di college, coautore del fatale scherzo a Chapin, muore. L’invio di una strana e macabra poesia sembra averne accompagnato il misterioso decesso. Per i compagni dello scrittore non c’è dubbio: è omicidio. Così uno di loro, Andrew Hibbard, si rivolge a Nero Wolfe per chiedergli protezione, terrorizzato dal pensiero che il prossimo possa essere lui. Ma le condizioni di Wolfe, oltre a essere come al solito pesantemente onerose, prevedono anche che si indaghi per scoprire le prove della colpevolezza di Chapin. Hibbard rifiuta. Il senso di colpa originario prevale sulla paura: non vuole infierire su un amico già ferito. Ma Hibbard non è il solo tra il vecchio gruppo di studenti a temere per la propria vita. Ed è talmente forte e concreta la loro paura da essersi addirittura stretti in un gruppo, che con inaspettato senso di autoironia si è dato il nome di Lega degli uomini spaventati. Sulla scia di Hibbard, anche costoro decidono di rivolgersi a Wolfe. Fiutando l’affare, l’investigatore li riunisce per proporre il suo piano...

La lega degli uomini spaventati è il secondo romanzo con protagonista Nero Wolfe che Rex Stout dà alle stampe nell’ormai lontano 1935. Inizialmente pubblicato a puntate sul settimanale “The Saturday Evening Post”, viene poi raccolto in volume nello stesso anno, riscuotendo da subito un grande successo di pubblico. Nonostante sia solo la seconda avventura, il protagonista è già delineato nei suoi tratti salienti. Fisicamente imponente, pigro, molto intelligente e ben consapevole di esserlo. E soprattutto stanziale. Stout fa di questa caratteristica l’elemento peculiare delle sue storie, ciò che lo distingue da tutti gli altri detective del giallo classico. Non si muove (quasi) mai da casa sua, e i casi li risolve mettendo insieme i pezzi del mosaico che compone con l’aiuto del fido Archie Goodwin. È quest’ultimo che va in giro, interroga le persone, si procura le prove. E funge anche da narratore, essendo suo il punto di vista e l’io narrante che ci prende per mano e ci conduce attraverso la storia, meravigliandosi come noi lettori di come Wolfe riesca a diradare ogni nebbia e a vedere oltre quel limite dove noi comuni mortali ci fermiamo. Ma questo romanzo non è solo Wolfe e Goodwin. Tutti i personaggi, a iniziare dal pietoso Chapin passando poi per i componenti della Lega, sono delineati con tratti chiari e originali, ognuno nella sua diversità. In più punti della storia sono sulla scena tutti insieme, davanti a Wolfe e Goodwin, e bastano poche linee di dialogo perché il lettore possa identificare l’attuale parlante, distinguendolo senza fatica. Una cosa difficilissima resa tuttavia con una semplicità disarmante, come è proprio dei grandi scrittori. Una storia avvincente dall’inizio alla fine, entrata a buon diritto nella Haycraft Queen Cornerstone, ovvero la lista dei romanzi mistery più importanti e influenti, stilata dallo storico della letteratura di genere giallo e poliziesco Howard Haycraft.