La leggenda nera della Monaca di Monza

Il 17 gennaio 1650, esattamente 370 anni fa, moriva a Milano Marianna de Leyva, divenuta Suor Virginia Maria dopo aver preso i voti e meglio nota come la Monaca di Monza, protagonista di un famoso scandalo agli inizi del XVII secolo e resa immortale da Alessandro Manzoni nel suo immortale capolavoro I promessi sposi. Figlia primogenita di un nobile spagnolo, a tredici anni fu costretta dal padre a entrare come novizia nell’Ordine di San Benedetto e a sedici anni a farsi monaca. A fare scalpore fu la sua relazione (durata dal 1598 al 1608) con il conte Gian Paolo Osio, dalla quale nacquero almeno due figli, un maschio nato morto o deceduto durante il parto e una bambina, che Osio riconobbe come propria figlia, Alma Francesca Margherita (8 agosto 1604), affidata alla nonna paterna. L’amante di suor Virginia, che già in precedenza era stato condannato per omicidio, uccise tre persone per nascondere la tresca, ma fu scoperto, condannato a morte in contumacia e poi assassinato il giorno prima della sua condanna da un uomo che egli riteneva suo amico. Federico Borromeo, messo al corrente della vicenda, ordinò un processo canonico nei confronti della monaca di Monza: al termine del procedimento suor Virginia fu condannata a essere murata viva nel Ritiro di Santa Valeria, dove trascorse quasi quattordici anni chiusa in una stanzetta (2,50 x 3,50) priva quasi completamente di comunicazione con l’esterno, ad eccezione di una feritoia che permetteva il ricambio di aria e la consegna dei viveri indispensabili. Sopravvissuta alla pena, rimase a Santa Valeria fino alla morte. Manzoni si ispirò a questo clamoroso fatto di cronaca ma modificò una serie di particolari, persino il nome stesso degli amanti, che nel romanzo diventano Egidio e suor Gertrude, come tutti sanno. Pochi sanno invece che esiste una versione horror della vicenda, I promessi morsi, in cui la povera Marianna è addirittura una strega malvagia.



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