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La lettrice

La lettrice
Il libro come un compagno silenzioso e fedele che ci accompagna giorno per giorno e ci sostiene nei momenti in cui niente e nessuno potrebbe farlo meglio. Il tempo del libro è solo il tempo del libro: cosi nella metro, in attesa per un appuntamento, durante un pranzo solitario, mentre si aspetta il proprio turno dal dentista, il libro ci sostiene.Annie François non usa nessun segnalibro e sigla ogni suo volume con uno speciale timbro che le hanno regalato. Assolutamente non fa nessun 'orecchio' alle pagine - segno questo di assoluta mancanza di rispetto dell’oggetto-libro, per carità! Mai e poi mai si sognerebbe di sottolineare una frase, a chi interessa il furore e il fervore di un lettore durante il suo viaggio? Lei calca con l’unghia, piuttosto. Ciò che si concede di lasciare al suo interno è un petalo, un fiore secco, anche un po’ di sabbia, perché no? E ciò che in un primo momento l’atterrisce, come il segno di una tazzina da caffè o una macchia d’unto, poi diventa una traccia che le fa ricordare e perfino odorare il periodo in cui ha letto quel libro, quasi fosse un flashback. Qual è la vera tragedia per chi come Annie ama i libri in maniera viscerale? Un trasloco. Traslocare infatti impone due cose al lettore bulimico: scegliere e buttare. Si vaglia, si riflette, si mercanteggia con se stessi, quasi un’esperienza metafisica. Il lettore con estrema sofferenza quindi butta, ma sa già che ciò che butta verrà sostituito da altrettanti volumi: per un libro buttato due vanno salvati. Questa è la regola. Annie appartiene alla generazione di lettori che si ricordano con tenerezza la nascita dei primi tascabili, che paragona ai cioccolatini nei sacchettini, alle stringhe di liquirizia e al latte condensato in tubetti: infami ma indimenticabili. E vogliamo parlare delle copertine dei libri? Annie si ricorda quando trovò uno dei suoi libri preferiti ”mascherato” da una disgustosa copertina color latte e fragola. Nessun adescamento deve essere posto in atto da parte dell’editore: i lettori, quelli veri, mica si fanno intortare dalle sovraccoperte. La François, per non sbagliare, le butta. E come non si può non giudicare male quegli autori che vogliono per forza inserire la loro foto? Può veramente interessare al lettore il loro viso? Annie François lo giudica un comportamento inopportuno, e vanitoso. Lei l’autore se lo immagina, e ciò le basta. Come non rimanere delusi da un autore che ci si figurava glabro e magro se ci si ritrova davanti la foto di un pancione barbuto? Rimosso l’obbrobrio delle sovraccoperte, il libro, nudo, torna alla sua vera essenza, alla sua verità e semplicità...
Annie François, classe 1944, vive a Parigi e lavora in una casa editrice. Il sottotitolo dell'edizione francese di questo volume sulle piccole e grandi manie degli amanti dei libri recita “autobiobibliografia”, che nella versione italiana diventa “biografia di una passione”, forse ancor più fedele alla vera e propria essenza di questo libro. Trattasi, infatti, di passione vera e propria, ma trattasi anche di vera e propria dipendenza con annessi e connessi. La François descrive, infatti, vizi e virtù del suo amore per la lettura - e al centro c'è un nucleo di amore e odio, come sempre accade per le grandi passioni. Racconta tutte le angherie da lei subite a opera dei suoi libri: il peso sopportato durante i traslochi, o il doversi trasferire in zone sempre più periferiche di Parigi allo scopo di trovare case sempre più grandi al medesimo prezzo per riuscire a contenere e sistemare tutti i volumi, il viaggiare con bagagli pesantissimi per portare i libri da leggere o il vivere perennemente in mezzo a polvere e disordine (Annie possiede circa diecimila volumi). L’autrice è profondamente contraria al vecchio adagio “ Dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei”, poiché ritiene che si debba puntare sull’eclettismo affinché leggere serva a qualcosa. Ogni libro, seppure di infima categoria ed edizione, può nascondere una gemma inaspettata. Un po' come accade con questo delizioso La lettrice, che fa sorridere e che contiene al tempo stesso materiale per riflettere e amare ancora di più non l’oggetto-libro, ma il soggetto-libro. L’unica nota stonata è che l’autrice, durante il racconto, cita sì centinaia di libri, ma quasi esclusivamente di autori francesi. Snobismo? Campanilismo?  Semplice preferenza dell’autrice? Non lo sapremo mai. Intanto, se avete un luogo perfetto in cui leggere, se vi fate sorprendere ad annusare un libro, se non riuscite a trattenervi dallo spiare il titolo del libro che legge il vicino di ombrellone, o ancora se guardate con autentico odio chi vi domanda: “Poi me lo presti?” e rispondete: “Certo” ma pensate: ”Ucciditi”… beh, allora signori è libridine acuta. E di libridine non si guarisce, fatevene una ragione. Imperdibile per feticisti e bookaholic, incomprensibile per gli altri.