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La linea del sangue

La linea del sangue

A Bois Sauvage, al limitare del Bayou, vivono i gemelli Joshua e Christophe. I due ragazzi sono stati cresciuti dalla nonna Ma-mee dopo che la madre li ha lasciati per andare ad Atlanta a trovare fortuna. Sandeman, il padre, è un tossico misero e lacero che ha perso tutta la bellezza di un tempo e si trascina macilento e perennemente fatto di droga per le strade della cittadina in cerca di qualcosa che gli permetta di racimolare i soldi per una dose. Joshua e Christophe hanno appena compiuto diciotto anni e si sono diplomati. Devono trovare un lavoro e non è per nulla facile in quella terra del Mississippi che odora ancora di schiavitù. Solo Ma-mee è il punto di stabilità per i due giovani, che devono affrontare un mondo dove è difficile non rimanere coinvolti dal peggio. Difficile restare puliti in un mondo sporco e sofferente e sopravvivere al dolore dell’abbandono…

Di nuovo a Bois Savage, nel Mississipi, nella comunità nera che ancora porta su di sé i segni della miseria lasciata dagli effetti della schiavitù. La stessa Bois Savage di altri due romanzi della Ward, Canta, spirito, canta e Salvare le ossa, lo stesso mondo in cui terra e persone hanno lo stesso flusso, la stessa storia, dove la natura stessa, con la sua afa appiccicosa, il frinire degli insetti, le nuvole di moscerini, la terra ferrosa, la pioggia scrosciante, il fango sono una cosa unica con gli esseri umani che la abitano. Il sangue e il sudore bagnano la terra e la vita di questi uomini e di queste donne che devono districarsi in una realtà dove la famiglia si disgrega e tutto viene salvato solo da una donna, Ma-mee, che ha cuore per superare i limiti e dare amore e richiamare amore e cura. I due gemelli a un certo punto sembrano separarsi nel modo di essere, di affrontare le cose, nel destino, nelle scelte che fanno, tanto da non riuscire a parlare, a comunicare con gli occhi come hanno sempre fatto – con un’intesa sconosciuta a chiunque altro – ma in verità devono solo tendere una mano e l’altro è lì per prenderla. La lingua è pingue e cruda, senza reticenze. Il ritmo della storia è lentissimo, fitto di digressioni e regressioni, di descrizioni ambientali, ma è giusto così perché succede molto poco in questo romanzo come molto poco cambia nella vita della gente di Bois Sauvage, destinata a rimanere dove è senza potersi migliorare, senza via di scampo.