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La lingua dei Troll

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31 dicembre 2003, sono le sette di sera. Józef Pałis guarda un programma alla televisione, ci sono le ballerine mezze nude che saltellano, ma anche se ha solo nove anni nessuno si preoccupa di controllarlo. Inoltre i suoi genitori, due medici sempre impegnati, si stanno preparando per andare a una festa di Capodanno. È abituato a essere ignorato, anche se sua madre Ida ha cercato di stimolarlo fin dalla nascita per far sviluppare in lui un quoziente intellettivo superiore alla media, si rende conto che lo trattano come se sospettassero fosse un po’ ritardato. In realtà Józef, che tutti si ostinano ancora a chiamare Józinek come fosse un bimbo piccolo, si esprime con frasi brevi e parole selezionate solo quando parla, perché dentro di sé è capace di condurre lunghi e interessanti monologhi su argomenti complessi. Meglio lasciare che gli adulti si crogiolino nelle loro convinzioni, non capirebbero e lui non si sente pronto per svelare la verità. Non capirebbero neppure che effetto ha avuto su di lui conoscere Stanisława Troll, detta Trolla, il 2 settembre. Lei è arrivata a scuola come una rivoluzione, un cambiamento epocale, ha sfidato la vice preside rifiutandosi di togliere il cappello, si è fatta mettere una nota mostrando calma e determinazione. Nulla le fa paura, forse. Józef la trova fantastica e glielo ha pure detto! Anche se non frequentano la stessa classe, lui va interza elementare e lei in quinta, cerca di incontrarla ogni volta che può, ha imparato le sue abitudini e sa a che ora fa merenda, ma a conti fatti, in quei mesi, le ha parlato solo quattro volte. Lei è più grande, sempre impegnata ed è diventata molto popolare, averci a che fare per lui non è facile. Certo, lei gli sorride, è gentile, gli ha regalato un lecca-lecca con la scritta Love, ma poi non si è fatta sentire durante le vacanze di Natale. Che fare? A Józef la loro amicizia, così com’è, non basta proprio, ma tutto può cambiare in un attimo…

I dubbi e i sentimenti che turbano il giovanissimo protagonista di questo romanzo divertente e tenero non possono che conquistare i lettori. La prima cotta che manda in subbuglio i pensieri e per giunta per una ragazzina più grande, che frequenta un’altra classe e sembra così irraggiungibile per lo schivo Józef, così misteriosa con quel cappello verde in testa. Che fare, a parte struggersi? Insomma, lui è un bambino intelligente (usando internet riesce a entrare nei forum per adulti al fine di partecipare a discussioni stimolanti), maturo (ascolta i Rammstein!), sensibile, abituato a nascondersi al resto del mondo, ma che non vede l’ora arrivi il giorno in cui potrà farsi la barba col rasoio, come un vero uomo. Non è solo l’incontro con Stanisława a cambiare la prospettiva di Józef, ma quello con tutta la famiglia Troll, aperta e accogliente, una famiglia di musicisti afro-polacchi (la sorella ha sposato un rastafariano, Helmut). La storia si sviluppa nei primi quattro giorni del 2004, giorni in cui accade davvero di tutto, incluso il coinvolgimento in un grosso incidente d’auto, ed è il linguaggio che la dolce Stanisława/Trolla usa per relazionarsi con gli altri il motore del racconto, la sua positività e saggezza, quelle grazie a cui tira fuori Józef dal suo guscio, la voglia di vivere che sprigiona e la capacità di placare gli animi litigiosi e quel suo cappello che chissà quale segreto nasconde (un accenno viene dato verso la fine della storia ed è auspicabile la lettura condivisa con un adulto dato il tema doloroso). Małgorzata Musierowicz (Poznań 1945), illustratrice e autrice polacca attiva dagli anni settanta ma poco nota in Italia, con una ricca produzione letteraria per l’infanzia alle spalle, candidata a vari prestigiosi premi, affronta in questo romanzo temi delicati e cerca di renderli accessibili ai giovani lettori: genitori troppo impegnati con il lavoro, nonni sempre presenti, rivalità tra cugini, gravidanze fuori dal matrimonio (la prima pubblicazione del romanzo è del 2004, che fosse ancora argomento scabroso in Polonia?), multiculturalità e non solo. Il finale turba, ma regala anche un pizzico di speranza.