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La luce delle stelle

La luce delle stelle

La b pronunciata come una v, mentre lo sveglia dal torpore in cui è caduto suo malgrado, gli piace molto. Ma, a essere sinceri, tutto di Mariela lo fa impazzire: la massa di capelli crespi che le incornicia il viso, gli occhi neri che pare vogliano perforarlo ogni volta che si posano su di lui, le efelidi sulle guance, il naso dritto poggiato su un viso perfettamente tondo. Gabriele, che ha appena inforcato gli occhiali cadutigli in grembo, come al solito si sente avvampare, come gli capita spessissimo, con sua somma disperazione. Ha anche pensato di andare in terapia per cercare di risolvere il problema, ma non è certo esista una patologia che faccia arrossire né che ci sia uno psicoterapeuta in grado di guarirlo. Mariela, medico cubano in servizio presso quello sperduto osservatorio astronomico nonché ventisettenne assolutamente perfetta e bellissima, ora gli sta ricordando che è necessario concedersi le ore di sonno necessarie affinché il suo corpo possa affrontare nel migliore dei modi la mole di lavoro che gli spetta. Gabriele sorride. Lo sa molto bene che dovrebbe dormire di più, ma non è semplice. Quando è di turno al telescopio di notte, riposare durante il giorno gli crea qualche difficoltà. Inoltre, appena gli riesce, si dedica all’articolo a cui sta lavorando da sei mesi. Si tratta di un progetto in solitaria che, per la sua branca di studi, l’astrofisica stellare, è una cosa piuttosto insolita, ma Gabriele non può fare altrimenti. La sua capa, a Roma, lo ha incaricato di refertare un articolo. Si tratta di un lavoro complesso – svolto ovviamente a titolo gratuito – che va svolto innanzi tutto analizzando dati. Ecco quindi il motivo per cui anche oggi Gabriele ha dormito non più di tre ore. Lui e Mariela si sono conosciuti nell’infermeria dell’osservatorio. Lei è incaricata di affrontare e cercare di risolvere ogni tipo di emergenza, anche se per fortuna non è mai accaduto nulla di più grave di un brutto mal di testa o di qualche malessere legato all’altitudine, che anche Gabriele mal tollera. Quando lui e Mariela sono di turno insieme, lei spesso sale nella control room, – mostrando di essere una ragazza curiosa di tutto – gli chiede di mostrarle e i dati e fa mille domande su quello o quell’altro oggetto astronomico...

Licia Troisi, autrice romana di fantasy tra le più conosciute nel mondo, vanta una laurea in fisica con tesi sulle galassie nane e ha collaborato, in qualità di astrofisica, con l’Università di Roma Tor Vergata. È unendo quindi le competenze di scienziata alle capacità narrative, nonché a una buona dose di coraggio, che ha deciso di cimentarsi in un nuovo genere letterario e ha dato alle stampe il suo primo romanzo giallo. Esperimento riuscitissimo! L’autrice ha rivelato di essersi divertita moltissimo a scrivere la storia di Gabriele, Pinetta, Matt, Mariela e Samantha, autorevoli scienziati che si trovano in un osservatorio astronomico situato in una zona piuttosto remota e vivono in una condizione di isolamento pressoché totale. E che si sia divertita lo si vede a ogni parola, a ogni riga di una vicenda nella quale, a un certo punto, il cadavere di un collega morto in circostanze piuttosto ambigue richiede la necessità di indagare e scoprire quanto sia accaduto, prima che si faccia troppo tardi e che gli eventi precipitino. La situazione è quindi quella tipica da ”omicidio della camera chiusa”: ovvero un delitto compiuto all’interno di un ambiente circoscritto in cui l’assassino è per forza una delle persone che in questo ambiente vive. Troisi dà quindi vita a una trama avvincente, che consente al lettore di fare amicizia con i vari protagonisti, di sottolinearne qualità e tic caratteriali – quelli più evidenti e anche quelli ben celati – e di interrogarsi su chi possa essersi macchiato di un delitto e per quale ragione. E mentre la luce all’interno dell’osservatorio si fa sempre più fioca a causa di un blackout, la mente di Gabriele si rischiara e lo conduce, grazie alle capacità logiche che la sua professione gli ha insegnato a utilizzare, alla soluzione di un intricato enigma. Con una scrittura diretta, senza fronzoli ma assolutamente incisiva, l’autrice cattura fin dalle prime pagine l’attenzione del lettore, soprattutto grazie al ricorso all’ironia che, come lei stessa ha rivelato, “è stata una chiave di accesso a un genere che conoscevo, ma con il quale non mi ero mai misurata”. Una lettura consigliata agli amanti del genere giallo e non solo; pagine che appassionano e che offrono anche interessanti spunti di riflessione legate al mondo dell’astronomia e alla consapevolezza dell’immensità dell’universo e, per contro, alla fragilità dell’esistenza umana.