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La luna piena delle fragole

lalunapienadellefragole

Un gabbiano gli ha appena beccato una mano. Quello stupido uccello gli ha quasi staccato un dito. Si trova su una barca tutta squassata, come se una banda di cattivi se la fosse presa con le corde, le vele e i boccaporti. Ora tutto è fermo e le cose spezzate ondeggiano leggere. Lui osserva meglio la barca per capire se c’è qualcuno, ma pare di no. È solo. Chiama, chiede se qualcuno lo stia sentendo, ma non riceve risposta. Per fortuna, perché, avesse sentito un fiato, si sarebbe spaventato. Il problema è che non ricorda nulla di nulla. Da un boccaporto restano pezzi di vetro incrostati di sabbia, ma non completamente. Quindi, riesce a scrutarsi il viso. Non è ferito, ma solo un po’ sporco. I capelli sono pieni di sale, gli occhi sono scurissimi e i denti molto bianchi. Gli incisivi sporgono un po’, come quelli delle tigri. È piuttosto soddisfatto della sua faccia e la ricordava esattamente così. Però non capisce come mai si trovi lì, come ci sia finito e cosa sia accaduto alla sua vita. Non ricorda di essere un marinaio. Lancia un urlo al mare e la sua voce si perde nel vento, finisce oltre la linea dell’orizzonte. Niente. Non accade nulla. Deve stare calmo e respirare. Ricorda che qualcuno gli ha insegnato a fare così. Allora ci prova. Svuota i polmoni e li riempie, svuota e riempie. Quel maledetto gabbiano è tornato. Si appoggia sul lato destro della barca. Lui lo fulmina con lo sguardo e gli chiede cosa voglia. Il gabbiano gli risponde che ha fame, ma lui gli fa presente che non potrà certo essere la sua cena, dal momento che, nonostante il morso al dito, è ancora vivo. Dopo qualche discussione, i due stringono un patto: nessuno dei due, almeno per ora, diventerà cena per l’altro. Anche perché, al momento, c’è qualcosa di più urgente da scoprire: cosa si nasconda in quelle isole che sono laggiù, lungo la linea dell’orizzonte. Occorre scoprire se nascondono la salvezza per entrambi. Il Gabbiano e il Bambino devono raggiungerle…

Il nuovo romanzo di Paolo Stella parla ai più giovani e agli adulti che cercano di capirli. Si tratta di un romanzo che, per la prima volta, si avvale di una tecnologia all’avanguardia - un tool di Intelligenza Artificiale - utilizzata insieme all’illustratore Giuseppe Lo Schiavo, che riesce a rendere le parole in immagini, arricchendo il testo di un linguaggio visivo estremamente interessante. Per sviluppare il suo progetto, che voleva raccontare la generazione Z - quella nata nell’era digitale e quella che probabilmente ha pagato il prezzo più alto a seguito delle limitazioni legate alla pandemia da Covid 19 - Stella si è servito dell’esperienza e delle ricerche condotte da Anna A. Bonfanti, psicologa e psicoterapeuta dell’Associazione Argo-Centro per la persona. Sono state organizzate tavole rotonde con giovani e sono stati interpellate anche un gruppo di ragazze ospiti della casa-famiglia Fraternita Capitanio di Monza. Dall’ascolto delle loro storie di vita è nata la vicenda di Nessuno, un ragazzo senza memoria e senza età che, solo su una barca in mezzo al mare, comincia un viaggio verso la terraferma che lo conduce a una serie di isole, ciascuna delle quali rappresenta una diversa forma di solitudine. Nessuno deve confrontarsi e affrontare ognuna di esse; passando da un’isola all’altra incontra ragazzi con progetti da realizzare e ferite da medicare, mondi da tramandare e vuoti da colmare. Una dopo l’altra, le esperienze ascoltate aiutano Nessuno a ritrovarsi, a riscoprire la sua strada e a definire il suo posto nel mondo. Una storia dolce e amara insieme, un po’ mito e un po’ fiaba, che mostra la difficoltà nascosta nella sensazione di sentirsi diversi e la voglia di scoprire gli altri e, insieme, se stessi. Una lettura interessante, consigliata ai giovani in viaggio verso la parte più nascosta di sé e agli adulti che quella parte, forse, la perdono di vista troppo spesso.