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La madre

La madre
Immobile, in silenzio, rannicchiata nella sua stanzetta imbiancata a calce coi pochi mobili che una serva può possedere trattiene il fiato e ascolta, aspetta. Aspetta che suo figlio esca nel cuore della notte, nell’abbraccio del gelo che assopisce la valle e strisci tra l’erba per andare da lei, per cedere al peccato. “Che fare per salvarlo?” Questo si domanda la madre paralizzata nel buio della propria camera, incapace di accendere il lume finché non sente la porta che si apre e si chiude. Le mani frenetiche allora sfregano lo zolfanello, arriva la luce e con essa il coraggio. Il vento strapazza la casa e i campi ma nulla può impedirle di uscire e rincorrere non vista quel figlio che si sta perdendo, che rinuncia all’amore di Dio a cui lei lo ha consacrato per amore di una donna destinata anch’essa al peccato, sola e indifesa di fronte alla tentazione della carne. “Signore, salvaci tutti. Anche me, anche me... Tu che sei sopra le passioni nostre, salvaci tutti”...
La madre venne pubblicato nel 1919 a episodi sul quotidiano “Il Tempo” e solo l’anno successivo in volume unico. Nell’immaginario paese di montagna in cui la storia è ambientata, tra le case sparse in mezzo alla natura selvaggia, non si respira aria fresca, non c’è libertà, bensì l’opprimente claustrofobia delle convenzioni, dei voti presi, dei segreti e della colpa. Un amore che si cerca di contrastare per restare puri agli occhi di Dio: “...il desiderio però s’infiltrava a poco a poco nel loro amore casto come un’acqua silenziosa sotto un muro che d’un tratto poi marcisce e crolla”. Paulo, giovane prete, desidera essere felice, desidera salvare la propria anima, desidera Agnese, desidera compiacere la madre. Troppi desideri per un uomo che non ha più il diritto di scegliere ed è consapevole della vulnerabilità della donna che lo attrae “l’aveva presa entro il suo pugno come un uccellino dal nido, stringendola fino a spremere il sangue vivo dal suo corpo”.