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La madre assassina

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Andrea Pacini ha ventidue anni. La mattina del dodici settembre 2010 si sveglia e si accorge di essere diventato un congegno artificiale. Era stato sostituito a sua insaputa e il suo corpo originario è al momento introvabile. Forse il suo io precedente è stato ucciso o è finito ammanettato in un sotterraneo. Forse sua madre conosce l’esecutore del delitto. Anzi, un attentato alla sua persona, vista l’invasività e l’illegalità, non poteva che essere stato compiuto sotto la sua supervisione. Non gli resta che indagare come farebbe un vero e proprio commissario di polizia. Alzandosi dal letto, Andrea può avvertire i cigolii delle giunzioni metalliche e i motori che mettono in funzione i muscoli sintetici. Non ci sono dubbi, è “un oggetto artificiale fabbricato da non sapeva chi, probabile avesse un numero di serie sotto la pelle, o probabile forse di no, nel caso fosse un prototipo”. I movimenti funzionano, gli occhi riescono a cogliere la tridimensionalità del mondo in cui è immerso, le fattezze sono le stesse di Andrea Pacini, ma guardarsi allo specchio gli trasmette un’inquietudine profonda. Oltre la porta della sua camera c’è l’appartamento che la visto crescere (nessun laboratorio) e in cucina lo aspetta la madre con “la sua solita faccia materna”. Ma dietro quel viso atteggiato Andrea vede distintamente la “faccia spietata” dell’assassina. Allora è coinvolta in questa turpe vicenda? Conosce qualche elemento che a lui sfugge? O peggio, ha organizzato lei il suo omicidio per poi occultare il suo cadavere?

Il confine che divide pazzia e incubo è labile. La madre assassina di Ermanno Cavazzoni è un libro che rimane sospeso tra allucinazione e realismo crudo, ambiguo come può essere il racconto di un folle che si sveglia un bel mattino e scopre di essere diventato una specie di cyborg. Lo sfondo è un anonimo condominio dentro cui si muovono personaggi grotteschi e caricaturali, distorti dallo sguardo straniato di Andrea Pacini, la cui mente (bionica?) è dissociata tra i ricordi del suo sé originale e gli impulsi elettrici che attivano l’organismo artificiale che è diventato. Andrea si converte di conseguenza in un morto che cerca le tracce della sua morte: interroga la madre sulle circostanze del suo omicidio, osserva con diffidenza i condomini, sicuramente coinvolti nel complotto che ha messo fine alla sua vita, setaccia la casa in lungo e in largo alla ricerca di prove. Cavazzoni trasforma le turbe di un giovane complessato in un giallo allucinato, che non disdegna incursioni nell’horror puro. Andrea e la madre, infatti, sono chiaramente protagonisti di un rapporto morboso che causa un sovraccarico emotivo nel giovane. La relazione sentimentale che la madre intrattiene con il ragioniere del piano di sopra lo fa cadere in uno stato paranoico distruttivo. Ma è davvero solo il delirio di un pazzo o dietro le truci visioni che lo perseguitano si nasconde un barlume di verità? È il lettore che deve prendere una decisione, perché la strada che porta dalla pazzia all’incubo può essere percorsa in entrambi i sensi.