Salta al contenuto principale

La maestra del vetro

La maestra del vetro

Isola di Murano, 1486. La piccola Orsola Rosso, 9 anni, si allontana in tutta fretta dalla fornace dei Barovier, nonostante i suoi abiti siano ancora freddi e fradici per uno scherzo del fratello Marco. Maria Barovier – detta ‘Marietta’ nonostante il suo carattere duro e inflessibile – unica donna ammessa in quell’ambiente popolato da soli uomini, ha appena scacciato la bambina, incurante dell’aspetto infreddolito della bambina e del giovamento che avrebbe potuto trarre dall’incessante fiamma della fornace, apostrofandola come “spia”. L’ha riconosciuta, Marietta. Rinomati vetrai, i Barovier non vogliono concorrenti nel loro territorio; nessuno dei Rosso è ammesso a ronzare nei paraggi della vetreria, men che meno quando Maria Barovier sta istruendo i suoi garzonetti su nuove tecniche, nuove creazioni, destinate ad avere un successo indicibile nella vicina Serenissima e oltre, i cui segreti farebbero gola alla concorrenza. Perciò quando la piccola Orsola fa rapporto, riluttante, alla madre e al fratello, non ha notizie entusiasmanti da riportare. Perle. Maria Barovier sta lavorando alla creazione di nuove perle. Nulla di interessante, per i Rosso. Non ne fanno di perle, loro, né mai ne faranno…

Il tempo nella laguna di Venezia scorre più lentamente che altrove e l’isola di Murano non è esente da questo fenomeno. Questa la premessa dell’ultimo romanzo di Tracy Chevalier. La storia di Orsola Rosso – perlera e vetraia, mosca bianca nel panorama degli artigiani del vetro, quasi esclusivamente di sesso maschile – e della sua famiglia attraversa i secoli, plasmata come pasta vitrea rovente dagli eventi storici di cui sono testimoni dalla fine del Quattrocento fino ai giorni nostri, fluida e immutabile al tempo stesso come la materia di e per cui vivono. Le loro vicende sono le vicende dei maestri vetrai di Murano, della stessa industria del vetro, di Venezia, tra (vertiginosi) alti e (abissali) bassi, rappresentati da Tracy Chevalier con ingegnosi salti temporali che hanno lo stesso sentore di incanto della lavorazione del vetro. È difficile non affezionarsi ad Orsola e alla sua famiglia, al gondoliere moro Domenego, al mercante Klingenberg e la figlia Klara, al veneziano Antonio, attori attivi del proprio destino e contemporaneamente testimoni passivi della Storia, fluidi di fronte al cambiamento, resistenti alle avversità. Un romanzo storico originale, brillante e coinvolgente dalle prime pagine fino al commovente e inaspettato finale.