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La maestrina Boccarmè e altre novelle pedagogiche

La maestrina Boccarmè e altre novelle pedagogiche

Ogni giorno al Molo una piccola figura si intrattiene a guardare il mare e le navi ormeggiate. A volte rimane lì finché fa buio e la lanterna del Molo si accende del suo fioco bagliore verde. La figurina, la “povera donnina vestita di nero”, è Mirina Boccarmè. Fuggita dalla città anni prima, se n’è venuta in questo paesino del Mezzogiorno per fare la maestra. Così spende la sua libertà, seduta al Molo. Talvolta vi si dirige all’alba, le piace “intenerirsi così, amaramente”, indugiare nel sogno mentre osserva le navi che salpano, finché la campana della scuola non la richiama al dovere quotidiano... Il professor Gori sbuffa di rabbia mentre la vecchia domestica lo aiuta ad indossare la marsina presa a nolo. Che “corpaccio” che si ritrova, e che “sciocca consuetudine” il dover indossare un tale capo! Ma la marsina oggi è d’obbligo, alle otto si svolgerà il convegno a casa della sposa e Gori non può mancare. Convolerà a nozze Cesara Reis, sua cara allieva. Lui stesso, in un certo senso, ha contribuito al matrimonio. Aveva infatti segnalato la ragazza come istitutrice al ricco vedovo (Grimi? Griti? Mitri? Come diavolo si chiamava?) che sta per prenderla in moglie. Il commesso del negozio gli ha portato dodici marsine da provare, una più stretta dell’altra. Mentre Gori si esibisce allo specchio in un goffo inchino, la manica si scuce al di sotto dell’ascella. Non c’è tempo per ricucirla, pensa Gori furioso, andrà al convegno così, “per castigo”... Crede di aver diritto, il buon Agostino Toti – settant’anni, professore di scienze naturali –, alla pace e al riso. Desidera vivere in pace assieme a Maddalena, ma non si fa illusioni. Sa che alla giovane e bella moglie – anche se l’ha sposata povera, figlia del bidello del liceo, e non le ha fatto mancare niente – non può bastare il massimo della sua pensione da insegnante, né la ricca eredità ricevuta da un suo fratello morto celibe. Per questo ha beneficiato anche il buon Giacomino Delisi, valente alunno, “biondo, bello e ricciuto come un angelo”, trovandogli un posto nella Banca Agricola. E ora in casa c’è un piccolo angioletto di due anni e mezzo, Ninì, che lo chiama papà, e i maligni ridono. Ridono, perché non capiscono...

Cinque note novelle pirandelliane presentate in ordine di composizione (La maestrina Boccarmè, Marsina stretta, L’eresia catara, Mondo di carta e Pensaci, Giacomino!) compongono questa breve e gradevole antologia, curata per l’editore Marietti 1820 da Andrea Scardicchio, docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università del Salento. Novelle che il sottotitolo presenta come “pedagogiche”, legate al mondo della scuola e, in una certa misura, all’esperienza vissuta da Pirandello stesso in veste di insegnante. Quest’ultimo tenne infatti per ventiquattro anni (dal 1898 al 1922) la cattedra dell’istituto superiore femminile di Magistero a Roma. Stando ai racconti delle sue studentesse, Pirandello era dotato di una sensibilità particolare per “il vissuto personale, l’universo interiore, la componente emozionale” delle sue discenti, forte di un’idea di educazione distante dalla concezione della scuola positivistica e sostenitore di una didattica che potesse parlare di “cose” e di vita, più che di aride nozioni. Così, immersi nell’esperienza pedagogica in senso ampio e in maniera più istintiva e “commossa”, si rivelano i protagonisti delle novelle scelte: Mirina Boccarmè sa incantare le sue scolarette ispirata da “un’ape entrata in classe”, o da “un geranio che improvvisamente s’era acceso nel sole sul davanzale della finestra”; il professor Gori, per amore di una carissima allieva e con l’aiuto di una marsina troppo stretta, si ribella con forza ad un destino infelice; cieco e appassionato sarà l’impegno del professor Lamis nel preparare la sua memorabile lezione sull’eresia catara. Indubbia la “sostanziale affinità di sfondo e d’ispirazione” delle novelle proposte ed un particolare coinvolgimento del narratore nel presentare le vicende dei suoi professori. Sebbene sia ancora lontano l’obiettivo inquadrato da Scardicchio – il confutare a tutto tondo la “presunta disposizione contraria di Pirandello” alla vocazione pedagogica – questa raccolta costituisce un’ottima occasione per scoprire, o riscoprire, il valore del Pirandello novelliere e il fascino di personaggi vivi, spinti al limite della propria maschera e di quella commedia umana che l’autore di Girgenti ha sempre, magistralmente, voluto sondare.