Beate Ekenstedt è una Löwensköld di Hedeby, baronessa di nascita, raffinata, piacevole, colta, autrice di versi pieni di spirito. Risiede a Karlstad, in riva al Klarälven, qui tutti i viaggiatori illustri si recano a porgerle omaggio, in molti tra costoro si contendevano la sua simpatia e la sua amicizia. Si racconta che persino uno spirito delle acque, un Näcken, le abbia fatto una serenata con l’arpa. Il colonnello, suo marito, accanto a lei appare come un semplice campagnolo nei modi, pur essendo dotato di molti pregi, altrettanto le due figlie femmine, Eva e Jaquette, che vengono sempre eclissate dal fascino dirompente della madre, la colonnella. Della famiglia fa parte anche un figlio, un ragazzino pieno di talenti, amatissimo da Beate, il suo nome è Karl-Artur. Ha tratti fini e occhi scuri, si dimostra abile nel comporre versi prima degli otto anni, è certo di avere udito suonare il Näcken e di avere visto danzare gli elfi sui prati di Voxnäs. Il giovane Ekenstedt ha ottimi voti a scuola e si diploma cum laude, in seguito viene ammesso all’Università di Uppsala, dove giunge nel 1826. La colonnella immagina il grande futuro del figlio, un giorno sarà un grande professore e molte persone importanti, tra cui il principe ereditario Oskar, andranno ad ascoltare le sue conferenze, poiché già ora è perfettamente in grado di disquisire di filosofia e poesia in modo interessante. Karl-Artur durante il primo semestre scrive a casa una volta a settimana, sono lettere lunghe e meravigliose, piene di parole affettuose e rispettose, che la madre legge e rilegge, consapevole che in tanti si aspettino che lontano da casa il giovane si perda. Col passare del tempo, lo studente torna a casa per le vacanze di Natale e per quelle estive e appare sempre più bello e virile. Nell’autunno del 1829 comunica che si accinge ad affrontare la prova scritta di composizione latina, fondamentale per accedere all’esame vero e proprio, ma non la ritiene difficile e prevede di rientrare a casa il 30 novembre. Contrariamente alle aspettative Karl-Artur viene bocciato – forse non aver frequentato alcuni seminari c’entra col pessimo risultato – ma torna in famiglia sicuro del supporto dei suoi cari, ignaro che, dando per scontato il buon esito della prova, la madre abbia organizzato una festa memorabile e slitte piene di gente impellicciata si stiano riversando nel piazzale attorno alla dimora degli Ekenstedt. Scoperta la situazione il giovane entra in casa senza farsi notare e seccato convoca la madre nella stanza della governante per rimproverarla di quell’iniziativa. La donna è turbata dalla notizia della bocciatura e dal comportamento del figlio ed è costretta a inventare un motivo alternativo per giustificare la festa, così annuncia il fidanzamento della figlia Eva con il tenente Sten Arcker, un uomo povero che da tempo fa la corte alla fanciulla e che si dava per scontato venisse rifiutato dall’esigente colonnella. Quando dopo qualche tempo la verità sulla reale motivazione della festa viene a galla, la gente non biasima la donna, al contrario, ritiene che nessuno sia abile quanto lei nel cavarsi d’impiccio…

Sono passati decenni da quando Marit Eriksdotter ha messo in moto gli eventi che portano avanti la sua vendetta contro i Löwensköld e da quando Malvina Spaak giunta a Hedeby nel 1788 ha spezzato la maledizione per salvare il giovane Adrian, restituendo l’anello perduto al suo legittimo proprietario, lo spettro del generale Bengt Löwensköld, barone di Hedeby, come raccontato da Selma Lagerlöf nel primo volume della trilogia: L’anello rubato. Ora la saga della famiglia Löwensköld continua nel secondo volume a lei dedicato, La maledizione dei Löwensköld, pubblicato per la prima volta a Stoccolma nel 1925 dall’editore Bonniers, che vede protagonista la vivace e intelligente Charlotte Löwensköld, vittima di una serie di eventi che sfuggono al suo controllo: “Tutto quello che voleva evitare finiva per farlo, tutto quello che voleva impedire finiva per favorirlo. Era come un maleficio”. Charlotte è una ragazza volitiva e di grande personalità, capace di tenere testa alla futura suocera Beate Ekenstedt conquistandone la stima, è innamorata di Karl-Artur ma è orgogliosa e viene travolta da alcune calunnie che la mettono in cattiva luce agli occhi del fidanzato e di coloro che la amano, minandone la reputazione. Schiacciata dai suoi sentimenti fatica a difendersi, diventando vittima di una serie di incomprensioni via via sempre più difficili da chiarire, che porteranno a una svolta inaspettata nella sua vita. Le vicende narrate nel romanzo permettono alla Lagerlöf di approfondire le sfaccettature delle relazioni umane tra i personaggi, in particolare il rapporto madre-figlio che lega Beate e Karl-Artur, il rapporto tra marito e moglie dei coniugi Forsius, stimati amministratori della canonica di Korskyrka, infine il legame tra i giovani fidanzati Karl-Artur e Charlotte, entrambi discendenti dei Löwensköld (la ragazza da una linea cadetta). Nonostante i vari personaggi agiscano mossi dall’affetto e dall’ammirazione verso Karl-Artur, devoto pastore di anime con inclinazioni pietiste (palese la critica nei confronti del fanatismo religioso che porta ad agire in modo irrazionale e dannoso), è Charlotte la vera forza del romanzo, con il suo carisma e la sua incrollabile dignità è una delle più affascinanti figure femminili tratteggiate dalla penna ineguagliabile della Lagerlöf; contrapposta alla subdola e intrigante Thea Sundler. Lo stile narrativo della Lagerlöf è scorrevole, pervaso di ironia, nelle pagine del libro si alternano momenti di brio e scene di intensa malinconia, magistrale la descrizione dei luoghi e delle atmosfere nordiche che danno all’intera opera il sapore della fiaba ottocentesca. Una trilogia ambiziosa e ricca di suggestioni, quella dedicata al misterioso anello Löwensköld, che tiene in scacco i destini dei discendenti del generale, un’opera frutto della maturità artistica dell’autrice, quasi settantenne ai tempi della stesura. Dal testo sono stati tratti due film, uno nel 1930 con Birgit Sergelius, che non convinse il pubblico (nessun’altra opera della Lagerlöf fu adattata per il cinema mentre era in vita), l’altro nel 1979 con Ingrid Janbell nel ruolo di Charlotte.