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La maledizione di Dante

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Torino, 2014. Deve esserci una ragione importante o un motivo grave. Altrimenti non si spiega perché il professor De Carolis, docente di Lettere Antiche di Firenze, abbia chiesto un incontro immediato alla sua assistente Valentina Tornabuoni, senza alcun preavviso. La giovane donna - abito scuro lungo, forse più adatto a una serata mondana che a un incontro di lavoro; una cascata di riccioli scuri su un corpo nervoso ed esile, alto e forse un po’ troppo magro - scende da un taxi e si precipita nella hall dell’albergo in cui il professore le ha dato appuntamento. L’uomo ha appena chiesto un Negroni, mentre Valentina, che non ha avuto neppure il tempo di fare colazione, opta per un caffè ristretto e una brioche. De Carolis le concede appena il tempo per sorseggiare il caffè, poi le mostra un biglietto, che gli è stato consegnato da un tale all’uscita da una riunione all’accademia. Valentina legge con curiosità il contenuto del biglietto e rimane di sasso: la metrica è fuor di dubbio quella dantesca, ma il contenuto è singolare. Sembra davvero di leggere un Dante riveduto e corretto. De Carolis spera di aver trovato il libro dei libri; quei versi potrebbero essere la scoperta che gli permetterebbe di far compiere alla sua carriera un notevole salto di qualità. Oppure, se si rivelassero un fake, potrebbero condurlo alla distruzione di anni di studi e sacrificio. In ogni caso, occorre andare a fondo. De Carolis prende il cellulare e compone il numero della persona che ha trovato il documento. Si tratta di Giordano Verzecchi, insegnante di lettere in un liceo torinese, che è entrato in possesso della lunga sequenza di endecasillabi grazie all’eredità di un trisavolo, bibliotecario di Casa Savoia. De Carolis e Valentina, puntuali, suonano al citofono di Via Napioni alle diciassette in punto dello stesso giorno. E Giordano li accoglie, curioso di conoscere il loro punto di vista relativo ai versi ritrovati…

Ciò che maggiormente colpisce appena si scorrono le pagine del romanzo di Giancarlo Guerreri - una laurea in Biologia nel curriculum e anni di collaborazione con importanti case farmaceutiche operanti nel settore delle Biotecnologie - è la maestria e l’apparente semplicità con cui l’autore dà vita a oltre settecento endecasillabi in rima incatenata, talmente simili a quelli della Divina Commedia da far dubitare che si tratti davvero di una parte del capolavoro di Dante Alighieri. E proprio la convinzione di essere di fronte a un originale dantesco, dai contenuti esoterici ed eretici, spinge uno dei protagonisti del romanzo, il professor Giordano Verzecchi, a intraprendere una ricerca che lo condurrà in un terreno viscido e rischioso, una zona d’ombra in cui il pericolo si annoda dietro ogni angolo. L’omicidio di un docente di Lettere Antiche - interpellato per fare luce sulla scoperta - contribuisce a complicare una ricerca già di per sé piuttosto difficile. Ma Giordano non molla e, aiutato dall’assistente del docente assassinato, cercherà di sciogliere ogni dubbio e di far emergere la verità, qualunque essa sia. Si tratta di una corsa contro il tempo e contro i retaggi di una cultura chiusa e rigida; una vera e propria lotta per la verità, da combattersi con ogni arma a disposizione, perché la posta in gioco è davvero alta e coincide con la vita stessa dei protagonisti. Guerreri - attento studioso di Dante - riesce, con un linguaggio semplice e lineare, a condurre il lettore tra le pagine di un thriller fitto di intrecci convincenti e di colpi di scena sorprendenti. Attraverso il racconto di una Commedia dal sapore eretico, il romanzo è destinato a un pubblico eterogeneo, come sottolineato dall’editore Bonfirraro: “Nell’anno dedicato a Dante, questo volume vuole celebrarlo fornendo numerose notizie, donando una chiave di lettura diversa, utile per comprendere a fondo la grandezza e la profondità del pensiero del sommo poeta. L’autore è stato capace di strutturare un libro di facile lettura, ottimo anche per i lettori più giovani che, tramite la trama appassionante, potranno scoprire un lato non convenzionale di Dante, che si discosta da quello studiato a scuola”.