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La mano del diavolo

La mano del diavolo
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Durante il giorno Salvo fa scorrere lo sguardo attraverso la vallata di Sant’Elia fino all’azzurro mare dello Jonio. Di notte invece la solitudine lo raggiunge, quando il paese sprofonda nel buio, un po’ di luce viene concessa solo da due lampioni: uno posto all’ingresso del paese (Pentedattilo, borgo calabrese dipendente dal comune di Melito) e uno nella piazza della chiesa... Norvik il nano ha quarant’anni e non ha mai amato, mai accarezzato una donna a parte la madre, ma da una settimana il suo cuore batte per Flora (questo il nome che ha inventato per lei), la bella bionda, snella e con gli occhi azzurri, che passeggia al parco. Se Flora sapesse del suo amore, del suo desiderio, certo ne sarebbe inorridita... Elke ha sedici anni quando un virus si insidia nel suo cervello causando una paralisi totale. Ora la sua vita di immobilità in un letto, accudita dai genitori, è stimolata dalle luci riflesse sul soffitto e dai rumori che provengono dalla strada... Josh ha 52 anni e lavora come liutaio a Langstraat. Non si è mai sposato per non trascinare qualcun altro nel suo dolore. Ha ben vivo nella mente il ricordo di quel giorno, il 10 novembre 1943, quando con la famiglia è stato internato a Majdanek... Il ricordo dello scatto d’ira del padre è vivo nella sua mente. L’uomo che si alza all’improvviso dalla tavola attorno a cui lui e i fratelli si preparano a pranzare, afferra il pollo arrosto e corre alla finestra per lanciarlo nel cortile, mentre la mamma è davanti ai fornelli con la teglia delle patate in mano... Un virus si è diffuso nella popolazione e ha causato migliaia di morti. Il governo ha imposto la quarantena e chiuso i negozi. È un virus che colpisce il sistema nervoso, spinge i contagiati a provare una forte empatia verso il prossimo e una gioia esagerata che in pochi giorni porta all’arresto cardiaco...Heinrich è in pensione, ha smesso di insegnare. Ha promesso che ora si dedicherà totalmente alla scultura, ma la creatività che lo animava da giovane si è esaurita e la pressione emotiva causata dall’attesa altrui lo annichilisce... Mario giace a letto divorato dalla febbre, persino sua madre ha paura a entrare nella stanza... Lo spirito del defunto osserva gli amici impegnati attorno alla salma fredda. Solo poche ore prima il sangue gli scorreva nelle vene, caldo...

Il Monte Calvario, che si erge sopra il borgo di Pentedattilo, appare come “una gigantesca mano con cinque dita di roccia volte al cielo che la tradizione dice esser quella del diavolo”, è da questo primo racconto che deriva il titolo della raccolta. Gli uomini di cui Fabrizio Zollo ha scelto di narrare la vita, sono arrivati al limite delle loro aspirazioni, appaiono bloccati in un’esistenza che è pura sopravvivenza, che non dà felicità, se non rincorrendo le illusioni del passato o sfuggendole. Sono soli, infelici, divorati dal fallimento, incapaci di cambiare, in alcuni casi pronti ad abbracciare la morte. Molti sono artisti, così il lettore scopre la vita del liutaio, dello scultore, del pittore (racconto dedicato a Mario Nannini 1895- 1918). Zollo attinge alla sua personale esperienza artistica per definire e caratterizzare le ambientazioni e il linguaggio usato, raffinato e poetico, arricchisce le atmosfere. Nato a Pistoia nel 1946 e con una laurea in Scienze Economiche, Zollo si avvicina alla pittura nel 1971. Mentre lavora in ambito amministrativo frequenta l’Accademia di Belle Arti e in seguito organizza mostre personali. Nel 1991 fonda la casa editrice Via del Vento che guida per oltre trent’anni e nel 1992 inizia a scrivere racconti, ma nonostante l’impegno editoriale continua a coltivare anche le altre passioni: pittura (tiene corsi di disegno), scultura e fotografia e organizza mostre. Oltre all’antologia La mano del diavolo, ha pubblicato un breve saggio dedicato al pittore pistoiese Aldo Frosini.