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La masnà

La masnà
1935. Emma Bonelli vive sulle colline del Monferrato, ha capelli rossi come carote, la terza media e un destino già scritto. Sarà la moglie di Eugenio, il ciabattino zoppo e andrà a vivere nel casale dei Francesi che hanno terra e lavoro in abbondanza. È una gran lavoratrice, unico motivo per cui l’hanno data in sposa al giovane. Una vita divisa tra guerra, sottomissione e silenzio quella di Emma che dà alla luce Mario, uomo che avrà un ruolo fondamentale per la conclusione della storia e Luciana. Un po’ perché donna negli anni ‘50, un po’ perché anche per lei era già tutto scritto, la figlia non saprà mai prendere in mano la sua vita rinunciando alla libertà anche quando le si presenta l’opportunità di trasferirsi in città per lavorare come sarta. Lei, come in passato sua madre, sceglierà la famiglia e la gestione del ristorante del marito, Franco Cermelli. Rinuncerà all’unica possibilità di scoprire cosa si apre oltre la casa dei Francesi prima e del suo appartamento in via Borgonuovo – in cui si trasferirà anche Emma - poi. Destino diverso quello di Anna, figlia di Luciana, che dopo un’adolescenza passata soffocando sensazioni, un periodo universitario vissuto con la testa china sui libri e la morte improvvisa del padre, decide di afferrare la sua vita e assaporare la bellezza della libertà, ribellandosi a quello che era stato il percorso di sua madre e ancor prima di sua nonna, consapevole di sognare qualcosa di diverso per se stessa opponendosi all’essere masnà, bambina… 
Una storia, quella raccontata da Raffaella Romagnolo, che descrive minuziosamente paesaggi, sapori e odori mostrando un forte attaccamento a quello che è il Piemonte, la sua terra. Emma, Luciana e Anna sono tre donne diverse, forti, piene di speranza per qualcosa che potrà cambiare o almeno colorarsi di altre sfumature, tutte e tre però ancora masnà.  Vite che si snodano attorno al solito luogo, il casale dei Francesi, vite piene di ostacoli, prima la guerra poi eventi inevitabili che le costringono a stringere i denti e andare avanti. L’autrice ci accompagna lungo sessant’anni – dal 1935 al 1995 – in una storia dura, forte attraverso una scrittura elegante, diretta ma mai volgare, rafforzata da alcuni dialoghi in dialetto piemontese come a voler dare maggior impatto alle parole. Una saga familiare potente che sarà letta tutta d’un fiato da chi ama le storie vere, piene di sentimenti ma non scontate, da chi, insomma, vuole stupirsi ancora per la delicatezza di cui è capace la vita.