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La masnà

lamasna

Nell’aprile del 1935, ad Ovada, Monferrato, Emma Bonelli sta andando in sposa a un membro della famiglia dei “Francesi”, così chiamati non per la loro origine, ma perché alcuni di loro hanno trovato lavoro oltre il confine. Questa famiglia cercava una donna laboriosa e giudiziosa per aiutare in casa. Mentre aspetta sulla Balilla di arrivare alla piccola chiesa dove l’attendono il prete, i fratelli, la sorella e il futuro marito, Emma non può fare a meno di riflettere su quanto quest’ultimo sia decisamente brutto. I suoi capelli ricci tirati indietro dalla brillantina non le piacciono. “Brüt l’è brüt”, pensa. Nel frattempo, suo padre, Pietro Bonelli, cerca di ottenere un buon prezzo per l’Acquamorta, una proprietà che in realtà non vuole vendere, sperando di lasciarla al figlio minore per garantirgli un futuro. Giungono in chiesa con il ritardo consueto per una sposa, Pietro riuscendo a ottenere solo una cifra irrisoria per la sua terra, Emma invece preoccupata che la veletta sia a posto e che nulla possa rovinare quello che sua madre definisce “il giorno più bello della sua vita”. Indossa un abito trasformato in un vestito da sposa grazie all’aiuto di una parente “mezza sarta”, e non vede di fronte a sé un futuro roseo... Nel 1995, Emma Bonelli è in ospedale, sdraiata sul letto, con il respiro leggero e veloce. Gli esiti dell’ictus che l’ha colpita spingono il dottore a suggerire alla figlia Luciana una nuova cura, forse utile, ma i cui effetti devono essere valutati considerando l’età e la situazione della madre. Luciana desidera da tempo lasciare la casa dei Francesi, cambiare aria, dimenticare. Ora si trova a ricordare la madre com’era un tempo, come tutti coloro che l’hanno conosciuta possono ricordarla: una donna forte, sempre impegnata nelle faccende domestiche, attenta e intenta ad accudire tutti, compresa la nipote Anna mentre imparava a andare in bicicletta. Da quegli anni, le cose sono molto cambiate e ora il vento sembra pronto a cambiare di nuovo. Ora c’è Anna, giovane laureata in Fisica delle Particelle, che vive una libertà solo sfiorata dalle due donne della famiglia che l’hanno preceduta…

Raffaella Romagnolo offre ai suoi lettori un romanzo basato su storie antiche, di persone che vivevano del lavoro della propria terra. Un’Italia completamente diversa rispetto a quella attuale, fatta di uomini semplici, contadini e allevatori, che vivevano vite modeste cercando la bellezza nelle piccole cose. Questi sono i protagonisti di questa saga familiare: Emma, la nonna che ha vissuto tempi difficili, abituata al duro lavoro continuo, svolto con fatica e pochi momenti di pausa, cercando di non pensare troppo al suo matrimonio senza amore; Luciana, la donna che desidera essere sarta, che conosce le difficoltà della vita e vuole lasciare la casa dei Francesi, spiegando il motivo a una figlia che non può fare altro che rimanere perplessa; Anna, la figlia di Luciana, la nipote di Emma, che studia Fisica all’Università, che ha un ottimo lavoro e un ragazzo che la aspetta quando finisce il suo turno, che cammina per le strade della vita credendo nella forza della sua mentalità, invincibile anche contro le difficoltà più grandi. La vita semplice dei nonni è la base per costruire la libertà conquistata dalla nuova generazione dei nipoti, di chi può studiare e seguire le proprie aspirazioni e i propri sogni. La storia di questa famiglia italiana viene riproposta al pubblico italiano da Mondadori dopo una prima uscita nel 2012 per Piemme. Lo stile è armonioso e si scivola tra i nomi dei personaggi con facilità, si conoscono i caratteri dei protagonisti un po’ per volta, scartandoli pagina dopo pagina, e alla fine ne esce un bel romanzo che riscopre l’Italia del Novecento. Non ci sono eroi in questa narrazione fitta, le protagoniste emergono grazie alle difficoltà delle loro vite: dopotutto è la stessa autrice che in un’intervista, in occasione della prima uscita del romanzo, ha affermato: “Mi infastidiscono le ricostruzioni degli anni Sessanta e Settanta solo dalla parte dei protagonisti. Non ne metto in discussione la realtà, ma la maggioranza l’ha vissuta in un altro modo, pur patendone le conseguenze. Preferisco le donne che trovano la forza per ribaltare la propria vita, anche se non hanno più vent’anni”. Forse mancano un po’ colpi di scena che movimentino una narrazione un filo troppo liscia, ma nel complesso non si può dire che non sia un libro che scalda il cuore, anche grazie alla forza emotiva personale dell’autrice che lascia la sua traccia nella storia senza però renderla autobiografica. Nota d’apprezzamento sono le affermazioni in dialetto piemontese - non sempre tradotte - che rendono alla perfezione l’atmosfera, tenendo viva la storia.